Archivio mensile:febbraio 2013

Il caso-Italia spaventa gli investitori Senza un Governo in tempi brevi lo spread BTp- Bund potrebbe andare ben oltre quota 300 (l’inaspettato risultato di Berlusconi . condizionano il mercato)

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Il sole 24 ore 26/02/2013 Isabella Bufacchi ROMA .,
Per mesi, subito dopo il ritorno di Silvio Berlusconi nell’arena politica, i mercati, gli investitori esteri in particolar modo non europei, avevano avuto un chiodo fisso: la vittoria del Cavaliere. Quando si sono convinti, tra sondaggi e previsioni, che il centrodestra pur forte di una clamorosa rimonta, non sarebbe riuscito a conquistare la maggioranza alla Camera e al Senato si sono rilassati, si sono persino abbandonati a facili entusiasmi, si sono adagiati nell’illusione che l’agenda europea delle riforme e dell’auterity fosse un processo lento ma irreversibile in Italia. Anche ieri mattina, si sono affidali agli instant polls che davano Berlusconi per sconfitto, e si sono detti, “fine della storia”. Così in molti hanno co: è molto improbabile che questo centrodestra e questo centrosinistra possano concordareun programma comune, nuove elezioni saranno inevitabili ma con esse anche un’ulteriore avanzata destabilizzante di Grillo. Secondo Alberto Gallo, strategist di RBS, la prima vittima dell’hungparliament sarà l’economia reale perchè le riforme verranno rimandate, i rubinetti del credito si chiuderanno e questo porterà a un peggioramento delle prospettive di crescita. «Il consenso per i partiti populisti rischia di aumentare con il deterioramento delle condizioni economiche, come è già avvenuto in queste ultime settimane e come è stato dimostrato dall’esito elettorale», ha pronosticato ieri sera scrivendo una nota alla clientela istituzionale. I mercati non sono mai a loro agio quando vengono chia- mati a valutare il rischio politico, men che meno quando si .tratta dell’Italia. E ieri era «ne- LO SCENARIO ra» la sola prospettiva di troGallo (RBS): «Il consenso per varsi costretti a decifrare per i partiti populisti rischia di i prossimi mesi i possibili sviluppi della politica italiana. aumntare con 1 «Se i risultati vengono confer- dete noramento delle mati, la necessità di rielezioni condizioni economiche» élo scenario che mette più paura – ha commentato Lorenzo Pagani, responsabile per i tito- sottovalutato un altro rischio, quello che si è poi concretizzato con l’instabilità politica, quello di un’elezione senza vincitori, senza la vittoria netta di una coalizione con i numeri in Parlamento in grado di governare. Da oggi, l’Italia non avrà più sconti dai mercati, italiani ed esteri, che già ieri erano alla ricerca spasmodica di nuve certezze: «quando si tornerà alle urne?», «si formerà un Governo di grande coalizione?», «c’è spazio per un secondo Governo tecnico?», «se lo spread vola, ci sarà un Governo ingrado di impegnarsi per firmare la condìzionalità richiesta dall’Esm e dalla Bce?». Domande che senza adeguate risposte, in tempi celeri, lasceranno scivolare lo spread tra BTp e Bund ben oltre i 300 punti testati ieri. Ieri lo scenario prevalente degli strategist all’estero era anche quello di un’Italia finita in un vicolo cie- *LAPAROLA CHIAVE • I Credit default swap (Cds) sono strumenti finanziari, derivati del credito, che hanno la funzione assicurarare gli investimenti obbligazionari. Pagando un premio, qualunque investitore istituzionale può assicurarsi contro l’eventuale insolvenza di un emittente di bond. In caso di default, chi ha venduto il Cds dovrà risarcire ildanno all’investitore rimborsando il valore nominale dei titoli obbligazionari coperti con Cds Cds li di Stato europei di PimcoIltimore è quello di un governo di pura transizione per alcuni mesi per via della legge elettorale e dell’elezione del nuovo capo dello stato. Inoltre non va sottovalutata la possibilità che il risultato di una nuova elezione non sia comunque a favore dei mercati internazionali visto il sorprendente exploit del M5S». «Da ora in poi il mercato diventerà molto sensibile a qualsiasi tipo di deterioramento sui dati economici italiani, dal Pil ai consumi, dalla produzione industriale agli ordini» ha pronosticato Marc Ostwald, strategist di Monument securities. Se fino a ieri i mercati si sono mostrati accomodanti nei confronti del rischio politico italiano, questa tollerenza potrebbe via via esaurirsi con la crescente consapevolezza dello stallo politico nel quale l’italia rischia di piombare. Lo spread tra i titoli di Stato italiani e tedeschi e i rendimenti di BoT e BTp – in asta oggi i primi e domani i secondi – finora hanno avuto Wl “cap”, un “tetto” rappresentato dallo scudo antspread: i mercati hanno contato sul fatto che l’Esm e la Bce sono disposti a intervenire con acquisti massicci in asta e sul secondario dei titoli di Stato italiani. Questo speciale intervento, tanto dal meccanismo di stabilità quanto dalla Banca centrale, si attiva solo nel caso in cui il Paese che chiede aiuto è anche in grado di garantire il rispetto degli impegni presi, la condizlonalità richiesta nel Memorandum of Understandingo Un impegno che un Governo a termine non può di certo assumersi

UN PAESE SENZA – -4,3%: PIAZZA AFFARI CONTINUA A CROLLARE – SPREAD STABILE A 329 PUNTI DOPO L’ASTA BOT, RENDIMENTO AL 4,77% – DOPO AVER ABUSATO DI PALAZZO CHIGI COME BASE DEL SUA CAMPAGNA ELETTORALE, IL FALLITO MONTI RICEVERÀ OGGI ALLE 12:00 PER CONSULTAZIONI IL MINISTRO DELL’ECONOMIA GRILLI, IL MINISTRO-BADANTE MOAVERO, E IL GOVERNATORE DELLA BANCA D’ITALIA, IGNAZIO VISCO

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Dagospia 26/02/2013 attualità
BORSA: MILANO -4,3% DOPO ASTA BOT; GIU’ BANCHE, INTESA -9%
(ANSA) – Milano amplia, ma non in modo deciso, le perdite dopo l’asta dei Bot. Il Ftse Mib cede il 4,3% con le banche nel mirino: Intesa affonda (-9,29%) insieme a Unicredit (-8,07%), Mediolanum (-7,92%), il Banco Popolare (-7,73%) e Mediobanca (-7,23%).

BERSANI, GRILLO, BERLU
IL DITO MEDIO DI CATTELAN ALLENTRATA DEL PALAZZO DELLA BORSA A MILANO
SPREAD STABILE A 329 PUNTI DOPO ASTA BOT RENDIMENTO AL 4,77%
(ANSA) – Andamento stabile per lo spread Btp-Bund dopo l’asta di Bot a sei mesi, che ha fatto segnare un notevole innalzamento del rendimento offerto. Il differenziale fra i decennali resta in area 330 punti (a quota 329,8) con il rendimento al 4,77%. In flessione, dopo il picco a 410 punti, lo spread fra Bonos e Bund, a quota 378 punti.

GOVERNO: MONTI INCONTRA ALLE 12 GRILLI, VISCO E MOAVEROFinanza.com – Il presidente del Consiglio, Mario Monti, riceverà oggi alle 12:00 a Palazzo Chigi per consultazioni il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, il ministro degli Affari europei, Enzo Moavero, e il governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco. E’ quanto si apprende da una nota diramata da Palazzo Chigi.

MONTI BORSE EUROPA PESANTI DOPO ELEZIONI ITALIA, GIÙ AUTO E FINANZIARI(Reuters) – Avvio di seduta in deciso calo per le borse europee, affondate dall’esito delle elezioni politiche italiane. La mancanza di una chiara maggioranza in Parlamento ha messo nel panico gli investitori e riportato in auge lo spettro della crisi del debito nella zona euro.

In rosso tutti i panieri, con i ciclici (auto e finanziari) particolarmente deboli. Fanno eccezione le società minerarie.

Attorno alle 9,55 italiane, l’indice delle bluechip europee FTSEurofirst 300 perde l’1,1% circa.

MARIO MONTI E ENZO MOAVERO Per quanto riguarda le singole piazze, Londra cede l’1,3% circa, Francoforte l’1,7% circa, Parigi scende del 2% circa, Madrid è in ribasso del 2,7% circa, Lisbona arretra del 2% circa e Atene perde il 2,4% circa.

Tra i titoli in evidenza:

* Debole l’automotive. GKN a picco, sebbene il produttore di componenti per auto e aerei abbia archiviato l’anno con un utile superiore alle attese.

* Banche a fondo, con le italiane che precipitano e trascinano le altre, in particolare spagnole e francesi.

* Sulla stessa linea gli assicurativi. AXA pesante, nonostante Berenberg e Rbs ne abbiano alzato i target price.

* Le società minerarie viaggiano attorno alla parità, sostenute dall’andamento dei prezzi dell’oro.

* Cedono le costruzioni. Fuori dal coro CRH: il gruppo irlandese ha archiviato il 2012 con un utile operativo in calo dell’1% e annunciato che l’AD andrà in pensione alla fine dell’anno.

MUSSARI GRILLI GUZZETTI VISCO resize * Non sfugge alla regola del segno meno il paniere delle società chimiche, con BASF pesante dopo i risultati 2012.

* La natura difensiva del business consente al food&beverage di contenere la flessione.

* Lo stoxx delle società finanziarie vede arrancare LSE, la società che controlla Borsa Italiana.

* Negativo l’healthcare. FRESENIUS in controtendenza: il gruppo tedesco ha archiviato il 2012 con un utile netto adjusted superiore alle attese. Il produttore di apparecchi acustici WILLIAM DEMANT affonda dopo i risultati dell’anno scorso.

* Giù il paniere delle conglomerate industriali. SAFRAN negativa, sebbene Citi ne abbia incrementato il target price.

IGNAZIO VISCO * Media meglio dei listini. VIVENDI pesante dopo i risultati 2012.

* In rosso gli energetici, con la spagnola REPSOL che guida i ribassi.

* Utilities negative. GDF SUEZ risente, oltre che del clima complessivo, della decisione di Credit Suisse di limarne l’obiettivo di prezzo. Debole la spagnola IBERDROLA, nella giornata in cui ha ceduto il business dell’eolico in Polonia per 203 milioni di euro.

* Il produttore di piccoli elettrodomestici francese SEB a picco dopo i risultati 2012.

* Peggio il retail, senza particolari spunti.

* Tecnologici in lettera, con NOKIA tra i peggiori.

* Tlc in linea con i mercati. TELEFONICA pesante, nonostante Bernstein abbia alzato il rating a market perform da under perform.

* Le società legate ai viaggi e al tempo libero contengono la flessione. Male AIR FRANCE KLM: Ubs ne ha tagliato il target price, mentre Hsbc lo ha incrementato. La catena di hotel e caffè WHITBREAD zavorrata dal dato sulle vendite di gennaio, in calo a causa della neve.

SCANDALI ; PORPORATI Mahony e altri peccati verso il Conclave

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Fatto Quotidiano 25/02/2013 Luca De Carolis attualità

Ha deposto per quattro ore, sul suo passato pieno di buio. Presto potrebbe tornare di fronte ai giudici. Eppure il cardinale americano Roger Mahony, 77 anni, di saltare il Conclave non vuole sa- perne. Lo ha ribadito lui stesso ieri, in un tweet: “Poche, brevi ore prima della mia partenza per Roma”. Quasi uno sberleffo, quello dell’ex arcivescovo di Los Angeles, accusato di aver coperto 129 abusi su minori nella sua diocesi, negli anni ‘80, aiutando i sacerdoti coinvolti. Un caso che in queste ore si intreccia pericolosamente a quello di un altro cardinale, l’arcivescovo di St Andrews ed Edimburgo Keith O’Brien. SECONDO la stampa britannica, tre sacerdoti e un ex prete lo accusano di “comportamenti inappropriati”, sempre negli anni ‘80. Condotte tali da spin- gere un prete “a smettere i panni sacerdotali, per salvare la sua integrità” , come riferisce la Bbc. Il portavoce della Santa Sede, padre Lombardi, ammet- te: “Benedetto XVI è informato del problema, e la questione ora è nelle sue mani”. Ieri O’Brien non ha celebrato messa nella cattedrale di Edimburgo. Ma i tempi sono strettissimi: abbastanza per rendere complicata una sua esclusione dal Conclave. Tra gli elettori del nuovo Papa ci sarà (quasi) certamente Mahony, che sabato ha deposto per quasi 4 ore su quegli abusi che avrebbe coperto. Il cardinale ha risposto alle domande degli avvocati delle vittime. “Pareva calmo, nel pieno controllo della situazione” racconta uno dei legali, che gli hanno chiesto conto di almeno una ventina di casi. Il più grave, quello di un sacerdote messicano, Nicholas Aguilar Rivera, che avrebbe abusato di decine di minori. Uno dei casi più disgustosi che traboccano dal corposo dossier sulla diocesi di Los Angeles. Una montagna di vergogne e reati, che a Mahony è costata la carica di arcivescovo. “Parliamo di vicende brutali e dolorose”riassunse il suo successore, Josè Gomez, che il 31 gen- naio ha rimosso Mahony da tutti gli incarichi pubblici. Su- gli abusi, il cardinale aveva già testimoniato altre volte. Ma sabato è stata la prima volta, dopo che la stessa arcidiocesi di Los Angeles ha pubblicato migliaia di files sui 122 sacerdoti coin- volti. Documenti che, per il Lo s Angeles Times, provano le gravi responsabilità di Mahony: co- me l’aver incoraggiato alcuni preti a rimanere fuori della California e degli Stati Uniti. Pre- sto i giudici di Los Angeles do- vrebbero riconvocarlo, per chiedergli altre, e possibili spie- gazioni NEI GIORNI scorsi, l’associa – zione americana Catholics Uni- ted aveva lanciato una petizio- ne per sbarrare la porta del Conclave al cardinale. Ieri, rappresentanti dell’associazione hanno portato 9emila delle firme raccolte nella parrocchia a North Hollywood dove Mahony risiede attualmente. L’ulti – mo tentativo per spingerlo a non prendere l’aereo per Roma. Ma l’ex arcivescovo partirà. E su Twitter promette già di “cinguettare” spesso dalla città eterna. A rincuorarlo, le parole dell’arcivescovo di New York, il cardinale Timothy Dolan: “Mahony deve partecipare al Conclave: è un cardinale e per questo ne ha tutto il diritto”. Nel frattempo la stampa inter- nazionale ha dedicato titoli in serie alla messe di scandali e ombre che si affollano Oltre- tevere. Dai “dossier segreti”alla presunta “lobby gay”, è un fiorire di articoli e analisi. Con un unico filo rosso: in Vaticano è caos. Da tempo

COSA SUCCEDERÀ. ADESSO PUO’ NASCERE UN GOVERNISSIMO COI DUE PRINCIPALI PARTITI CHE ORGANIZZINO I FUNERALI DELLA PRIMA REPUBBLICA. SARÀ LA NUOVA REPUBBLICA O IL CAOS. (il caos di una legge elettorale inadeguata ,Berlusconi al Qurinale?)

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fonte da Comedonchisciotte DI ANTONIO DE MARTINI 25/02/2013 attualità
corrieredellacollera.com

Gli italiani che votano sono piu intelligenti dei loro governanti. Nel mio post introduttivo (sett 2010) che troverete sotto la voce about (sulla sinistra della testata) constaterete come concludessi il pezzo dicendo che agli italiani il “salto nel buio non farà più paura”.
Il coraggio è stato premiato con un risultato equilibrato e rivoluzionario ad un tempo.
Equilibrato perché nessuno dei soliti partiti ha vinto, rivoluzionario perché “ha vinto Grillo” superando il 20% dei voti. Per una prima volta è un miracolo ed è irrilevante che sia il 20 o il 30.

Il regime ha esaurito il suo ciclo.

Cinque italiani su dieci hanno fatto come me e non sono andati a votare. Uno ha votato per Grillo infischiandosene della mancanza di programmi e proposte e queste due forze costituiscono la maggioranza reale degli italiani.

I restanti quattro italiani su dieci si dividono tra i due gruppi ex principali con supponenti codazzi inconsistenti inesistenti nel breve, compreso quel Pier Ferdinando Casini che girava per le TV dichiarando morto il bipolarismo.
La maggioranza legale potrà essere temporaneamente costituita da PD e SC (scelta civica) durando un annetto per poi annegare nel caos, oppure PD e PDL tentando un “governissimo” capace di mettere in soffitta la partitocrazia, i partiti “nati dalla resistenza” e i sindacati che hanno paralizzato il trasporto pubblico per fornire gli scrutatori al PD.

Un’altra vittima di peso spero sia Roberto Maroni, perché ciò significherebbe il definitivo sfarinamento della minaccia secessionista e della cultura del pressapoco.
Perdita di potere per Comunione e Liberazione e per la CEI (Conferenza Episcopale Italiana) che si è schierata apertamente con Mario Monti e che si è finalmente fatta contare per quel che pesa veramente.

Cambia la favola: è come se la martellata avesse colpito Pinocchio e non il Grillo parlante.

Il sistema sarà certamente tentato di reagire ed ha probabilmente predisposto un “piano B” in caso di sconfitta (questo spiegherebbe il malore, frutto evidente di tensione, accaduto al capo della polizia Manganelli, in un momento in cui la situazione dell’ordine pubblico era serena).
La reazione politica non si farà attendere sotto forma dell’incarico di costituire il governo che verrà conferito dal Presidente della Repubblica. Per guadagnare tempo, ci sarà quasi certamente il conferimento di un incarico esplorativo -anche se non vedo quale possa essere una personalità super partes cui darlo – e vedo in questo una opportunità per Napolitano di officiare il suo candidato alla Presidenza della Repubblica (Amato?), ma sarebbe comunque il fallimento e il rantolo di un moribondo.

L’esploratore potrà parlare con Grillo (che non è parlamentare e ci potrebbero essere problemi di cerimoniale) e riferire al collegio dei farisei riuniti attorno al Presidente, ma la soluzione non può che essere che la constatazione che la prima repubblica (sia chiaro che è la PRIMA e non la seconda o la terza) è morta.
Se tarderanno ancora a seppellirla, sarà il funerale della democrazia.

È arrivato il momento di cambiare TRE articoli della Costituzione e cambiare entro Aprile il metodo di elezione del Presidente della Repubblica facendolo eleggere direttamente dal popolo.
I tempi tecnici ci sono (art 138 della Costituzione, secondo comma). È il solo modo per far tornare alle urne quella metà degli italiani che non è andata a votare e salvare la democrazia.
O la Nuova Repubblica o il caos.

Antonio de Martini
Fonte: http://corrieredellacollera.com/
Link: http://corrieredellacollera.com/2013/02/25/cosa-succedera-adesso-puo-nascere-un-governissimo-coi-due-principali-partiti-che-organizzino-i-funerali-della-prima-repubblica-sara-la-nuova-repubblica-o-il-caos-di-antonio-de-martini/
25.02.2013

FLUSSI ELETTORALI Grillo ha mangiato a destra e sinistra

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Fatto Quotidiano Marco Palombi 26/02/2013 attualità

i D ifficile dire qual è il dato numerico più rilevante di queste elezio- ni. In generale, come vedremo dai dati, il Movimento 5 Stelle ha cannibalizzato i voti tanto del centrodestra quanto del centrosinistra (per non parlare di Rivoluzione civile e Fare per fermare il declino, scomparse dai radar) con incredibile uniformità in quasi tutte le regioni; Silvio Berlusconi e i suoi al- leati, invece, hanno evitato il tracollo, ma perdono quasi 20 punti percentuali rispetto al 47% abbondante con cui vinsero nel 2008; la coalizione di Bersani, sempre rispetto alla sconfitta di cinque anni fa, non solo non guadagna, ma perde fette di eletorato (dal 37,4% di allora al 30% circa di oggi). Ecco un breve riassunto per punti. AFFLUENZA. Hanno votato poco più del 75% degli aventi diritto, un calo di cin- que punti e più rispet- to al 2008 e di oltre ottica a tenersi le regioni rosse (nelle Marche, però, come lista finisce dietro al M5s) e vince nel Lazio, in Friuli e in Trentino Alto Adige grazie all’accordo con gli autonomisti: in percentuale perde voti rispetto al 2008 e si attesta attorno al 26% scarso delle europee del 2009. Curioso che la maggiore flessione percentuale rispetto alle precedenti politiche avvenga proprio nelle regioni della dorsale appeninica in cui il centrosinistra rimane comunque la prima coalizione (nelle Marche, per dire, il Pd lascia per strada 10 punti, otto in Toscana,7 in Emilia). Vendola è fermoal 3%, sostanzialmente irrilevante. MONTI. È l’altro sconfitto. Alla fine strappa l’entrata alla Camera per un pelo (ma la lista di Fini dovrebbe comunque restare fuori) superando la soglia del 10%, ma i suoi seggi al momento sono irrilevanti. In Senato, per di più, non riesce a superare lo sbarramento dell’8% nemmeno in tutte le regioni: resta fuori in Sicilia, nel Lazio, in Abruzzo, Calabria e Sardegna. A Palaz- zo Madama, i montiani dovrebbero essere solo 17, quaranta i meno dei grillini. mance alla Camera sancisce un dato at- teso: l’elettorato giovanile premia le liste promosse da Grillo. BERLUSCONI. È l’altro vincitore, non tanto nei numeri assoluti quanto per il loro significato. Pdl, Lega e soci per- dono quasi 20 punti rispetto al 2008, ma nonostante l’emorragia arrivano ad un passo dal centrosinistra, conquistano (tengono) tutte le regioni chiave per il Senato –Lombardia, Veneto, Sicilia e Campania – e si prendono la soddisfazione di battere il centrosinistra nella Puglia di Vendola e in Piemonte. Il partito di Berlusconi, alla fine, dovrebbe arrivare al 21% dei voti (contro il 37,8% di cinque anni fa) e si conferma più forte nelle regioni del Sud (dove si attesta sempre attorno al 25% col picco del 28 in Puglia). Quanto alla Lega, dimezza i suoi voti (dall’8 al 4), ma resta fonda- mentale per vincere al Nord. PD. Vince di un soffio, così sembra, alla Camera e nel voto nazionale anche in Senato, ma a palazzo Madama avrà meno seggi del Pdl e nessuna possibilità di formare una vera maggioranza. Il par- tito di Bersani riesce con una certa fato rispetto alle politiche del 2006: significa che in sette anni sono spariti al- l’ingrosso tre milioni di votanti. M5S. È il vincitore incontrastato delle elezioni, testa a testa col Pd alla Camera per lo scettro di primo partito. Il movimento di Grillo conquista il 25% qua- si ovunque – va meno bene in Lombardia e Trentino, dove è sotto al 20 –e si avvicina o supera il 30% in almeno cinque regioni (Liguria, Marche, Abruzzo, Sicilia e Sardegna). La regolarità del risultato in tutte le macroaree italiane –dal feudo berlusconian-leghista del nord alle regioni rosse – lascia pensare che il M5S abbia preso voti da ogni schieramento, la migliore perfor-a- mance alla Camera sancisce un dato at- teso: l’elettorato giovanile premia le li- ste promosse da Grillo. BERLUSCONI. È l’altro vincitore, non tanto nei numeri assoluti quanto per il loro significato. Pdl, Lega e soci per- dono quasi 20 punti rispetto al 2008, ma nonostante l’emorragia arrivano ad un passo dal centrosinistra, conquista- no (tengono) tutte le regioni chiave per il Senato –Lombardia, Veneto, Sicilia e Campania – e si prendono la soddisfazione di battere il centrosinistra nella Puglia di Vendola e in Piemonte. Il par- tito di Berlusconi, alla fine, dovrebbe arrivare al 21% dei voti (contro il 37,8% di cinque anni fa) e si conferma più for- te nelle regioni del Sud (dove si attesta sempre attorno al 25% col picco del 28 in Puglia). Quanto alla Lega, dimezza i suoi voti (dall’8 al 4), ma resta fonda- mentale per vincere al Nord. PD. Vince di un soffio, così sembra, alla Camera e nel voto nazionale anche in Senato, ma a palazzo Madama avrà meno seggi del Pdl e nessuna possibilità di formare una vera maggioranza. Il par- tito di Bersani riesce con una certa fatica a tenersi le regioni rosse (nelle Marche, però, come lista finisce dietro al M5s) e vince nel Lazio, in Friuli e in TrentinoAlto Adigegrazieall’accordo con gli autonomisti: in percentuale perde voti rispetto al 2008 e si attesta attorno al 26% scarso delle europee del 2009. Curioso che la maggiore flessione percentuale rispetto alle precedenti politiche avvenga proprio nelle regioni della dorsale appeninica in cui il centrosinistra rimane comunque la prima coalizione (nelle Marche, per dire, il Pd lascia per strada 10 punti, otto in Toscana,7 inEmilia). Vendola è fermoal 3%, sostanzialmente irrilevante. MONTI. È l’altro sconfitto. Alla fine strappa l’entrata alla Camera per un pelo (ma la lista di Fini dovrebbe comun- que restare fuori) superando la soglia del 10%, ma i suoi seggi al momento sono irrilevanti. In Senato, per di più, non riesce a superare lo sbarramento dell’8% nemmeno in tutte le regioni: resta fuori in Sicilia, nel Lazio, in Abruzzo, Calabria e Sardegna. A Palaz- zo Madama, i montiani dovrebbero essere solo 17, quaranta i meno dei grillini.

ELEZIONI: MAGGIORANZA ZERO ALLA CAMERA IL CENTROSINISTRA CONDUCE SUL FILO. IL SENATO È INGOVERNABILE

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Fatto Quotidiano 26/02/2013 di Antonello Caporale attualità
È il colpo di accetta che spezza l’Italia in due e la spedisce nel caos durante la più grave crisi economica del dopoguerra. È il capi- tombolo del Partito democratico, il flop personale di Pier Luigi Bersani che non solo non smacchia il bene- detto giaguaro, l’unica frase che si sia sentita da lui durante la campagna elettorale, ma rischia di finire con tutto il corpo nelle fauci dell’animale della savana. Il sistema smotta davanti alla forza d’urto grillina che acquisisce un risultato straordinario perché tocca e supera la già eccellente vetta del 20 per cento dei consensi, un tetto considerato invalicabile solo qualche giorno fa, e si sistema al secondo posto, come risultato assoluto, in quasi tutte le regioni d’Italia, ponendosi invece al primo in Sicilia. Lo choc da rottura, Grillo già parla di “prove generali” per una prossima e definitiva vittoria, rompe anzitutto il fronte del centrosinistra. Perché il Pd collassa dove non era previsto: si piega in Lombardia, evapora in Sicilia, distrugge quote di consensi perfino nelle regioni rosse, accetta di fare da ruota di scorta di Berlusconi al Sud. Il voto al Senato, che consegna al Cavaliere la maggioranza assoluta, illustra la débâcle del Pd. Da dicembre a oggi, dalla fine delle primarie alla fine della campagna elettorale, consuma più di otto punti (alla Camera sono quasi sei, ma il conto è ancora parziale) af- frontando a mani nude l’a vversario che sempre a di- cembre era dato per morto. IL CENTRODESTRA retroce de con un passo da canguro rispetto al risultato del 2008, eppure riesce a sovrastare nel ripiegamento il suo storico avversario. Certo, molto del merito va al Porcellum, perché B. rischia di agguantare la maggioranza dei seggi gra- zie al sistema di scomputo regionale dei voti (vince in Lombardia, è il miglior secondo in Sicilia). È un trucchetto previsto dalla legge, anzi pianificato nella legge che si conferma per quella che è: molto al di sotto di un livello minimo di decenza. Ma anche questo dato non solo non assolve il Pd, contro cui anzi si può rilevare lo storico tiepidissimo contrasto al Porcellum, ma ne acuisce la crisi. “Con questo risultato è possibile immaginare anche il ritorno alle urne”, questa la frase di Enrico Letta pronunciata nel cuore dello choc, quando le proiezioni dei sondaggisti (che hanno clamorosamente bucato le previsioni) ribaltavano quel che cinque minuti prima avevano assicurato (vittoria del Pd sia alla Camera che al Senato). Intenzione che nel volgere di pochi minuti si è an- data affievolendo, e a sera è stata seccamente smentita dallo stesso Letta: “L’ipotesi di un voto anticipato non sarebbe la soluzione”. L’ipotesi è infatti un governo di gran- de coalizione sebbene il Pd punti in prima battuta ad avanzare in modo solitario: ricevere l’incarico, formare il governo e presentarsi in Parlamento senza maggioranza. Alla Camera la maggioranza sembra andare al Pd (le schede scrutinate non mettono ancora al riparo da sorprese), al Senato i conti non tornano per nessuno. Il centrodestra è “vivo e vitale” per Formigoni. Angelino Alfano, quasi in lacrime parla di “straordinario risultato”, Bondi eleva una preghiera al suo Silvio (“maestoso”). Nessuno di lo- ro credeva che fosse possi- bile. Invece ecco il “miraco lo”. È QUESTO MIRACOLO che imporrà un governo degli opposti e non sarà una prova da niente comporlo. Infragi- lito e perso, Bersani non potrà contare nemmeno sul- l’apporto di Mario Monti che ferma la sua corsa a un modesto dieci per cento ri- sultando irrilevante nei numeri. È la campana a morte per i centristi, che invece avevano immaginato di essere il fulcro, lo snodo centrale di ogni avventura governativa. Monti anzi cannibalizza i due alleati, Casini e Fini. Se quest’ultimo neanche mette piede in Parlamento (è c munque il presidente uscente questo quadro non certo rassicurante il Quirinale sce- glie la linea del riserbo. Per l’intera giornata i dati mobili di Montecitorio non hanno consentito nemmeno di affidare la palma di una vittoria mutilata a Pd-Sel o a Pdl-Lega (mentre scriviamo, cinquemila sezioni su 64 mila ancora da scrutinare, alla Camera si registra un solo punto di di- stacco tra la prima e la seconda coalizione). CERTO, A RIVEDERE il film dell’ultimo anno, con Mario Monti issato proprio dal Quirinale alla guida di un Paese nella tempesta dei mercati finanziari, alla mancata definizione di una nuova legge elettorale, alla discesa in campo proprio di quel campione “tecnico” che avrebbe dovuto garantire il Paese nei marosi dello spread, viene in mente quella massima per cui non si fanno quattro uovo da una frittata. 2 5 , 53 % CA M E RA DE P U TAT I 2 3 ,7 9 % S E NAT O R E P U B B L I CA

L’amico del giaguaro di Marco Travaglio 26 febbraio 2013 .

E il prossimo Parlamento potrebbe già essere incostituzionale

SpanishFlagBurning
da byoblu di Valerio Valentini 23/02/2013 attualità

Il 4 aprile prossimo il TAR del Lazio discuterà un ricorso di incostituzionalità sollevato nei confronti dell’attuale legge elettorale, il famigerato Porcellum. Qualora il giudice dovesse sostenere la validità del ricorso, il verdetto ultimo passerebbe alla Consulta che così, solo pochi mesi dopo l’inizio della nuova legislatura, potrebbe decretare che il nuovo Parlamento e’ stato eletto attraverso una legge in conflitto con la nostra Costituzione. Il che sarebbe un fatto di certo non irrilevante, che porterebbe ad un ulteriore screditamento delle istituzioni: come potrebbero i cittadini accettare che, a legiferare secondo i dettami della costituzione, siano deputati e senatori la cui carica è il frutto di un atto incostituzionale?

Ovviamente sarebbe logico attendersi, in questo caso, uno scontro assai aspro tra politica e magistratura, i cui risvolti potrebbero essere imprevedibilmente rischiosi. Oppure, sarebbe anche lecito attendersi che non accada un bel niente, dato lo stato di anestesia in cui la maggior parte degli Italiani vegeta, a causa soprattutto di un sistema mediatico che non ha praticamente detto una parola sul fatto che il TAR ha accolto il ricorso di incostituzionalità contro il Porcellum. Ma andiamo con ordine. Per oltre un anno la riforma del Porcellum e’ stata un po’ come la dieta: la settimana giusta per cominciarla era sempre “la prossima”. Tutti criticavano la legge partorita dalla mente fervida di Calderoli, ma poi nessuno si decideva ad abolirla. Forse perché poter nominare deputati e senatori direttamente nelle segrete stanze dei partiti faceva comodi a tutti. Tuttavia, c’è stato qualcuno che ha capito fin dall’inizio che i balletti disgustosi dei politici, e le loro profusioni di “faremo”, “provvederemo” e “valuteremo”, non avrebbero portato a nulla se non ad un “sarà per la prossima volta”. Quel qualcuno è Franco Ragusa, il curatore del .sito www.riforme.info

Dopo molti e vani tentativi portati avanti da avvocati e attivisti (i primi risalgono a cinque anni fa), il 29 gennaio scorso il tentativo di Ragusa ha avuto esito positivo, e il suo ricorsostato accolto. Finalmente un giudice sarà chiamato a rispondere, di fatto, a tre semplici domande: “1) È giusto votare con una legge incostituzionale? 2) Il Porcellum, è incostituzionale o no? 3) Chi se ne deve occupare?”. Ragusa è riuscito in questo intento evidenziando, nel suo ricorso, tutta una serie di argomenti che dimostrano come il giudice non può esimersi dal prendere posizione sul Porcellum in base ai difetti di giurisdizione.

Ma perché, fino ad oggi, c’erano stati tanti rinvii e tanti tentennamenti? Perché i giudici avevano sempre ribadito che la legge elettorale non è materia di loro competenza, invitando i cittadini che presentavano i ricorsi a rivolgersi alle Camere. Peccato che quando le Camere sono state interpellate, hanno sempre trovato il modo di non occuparsi della faccenda. La Giunta delle elezioni della Camera ha specificato che il suo compito è solo quello di vagliare proteste relative alla validità dei voti espressi, e che sulle altre questioni non è competente. L’unica speranza, allora, era che fosse la Camera dei Deputati stessa a sollevare la questione di incostituzionalità del Porcellum di fronte alla Consulta, ma anche in questo caso non se ne è fatto nulla, anche perché la Camera, essendo parte in causa in quanto organo estensore della legge elettorale, non poteva proporsi anche come giudice imparziale rispetto all’eventuale incostituzionalità della legge stessa.

Ora, finalmente, il TAR ha accolto il ricorso. E dunque non resta che attendere il verdetto del 4 aprile e poi, eventualmente, la pronuncia della Consulta. Resta comunque un oggettivo dato di fatto: che il Parlamento italiano, dopo aver permesso che un obbrobrio antidemocratico come il Porcellum venisse approvato, non ha saputo né voluto migliorare questa legge vergognosa. E questo nonostante proprio nel 2008 la stessa Consulta avesse sottolineato i difetti del Porcellum, definendo “l’assenza di una soglia minima per l’assegnazione del premio di maggioranza” come una “carenza riscontrabile […] nella normativa vigente”. In pratica, la Consulta denunciava il fatto che un partito, riscuotendo il 10% dei consensi elettorali, potesse vedersi assegnato il 55% dei seggi.

In cinque anni, dunque, nulla di fatto. A tutto vantaggio, neanche a dirlo, di Berlusconi. Il quale, dato ogni volta per morto e ogni volta puntualmente resuscitato dall’autolesionismo di sinistra, punta adesso a vincere al Senato in un paio di regioni per poter condizionare la stabilità dell’intero parlamento. Tutto questo perché il PD non ha voluto far la voce grossa, durante la permanenza di Monti a Palazzo Chigi, per cambiare la legge di Calderoli, convinto com’era di servirsene alle prossime elezioni. La logica bersaniana era semplice: il Porcellum fa tanto schifo, ma se può tornarmi utile, chissenefrega. Il PD ha così lasciato in vigore una legge antidemocratica e, per fingersi almeno “diversamente democratico”, ha organizzato le primarie dei parlamentari. Tanto, poi, correzioni alla composizione delle liste sarebbero sempre state possibili nel chiuso delle stanze di Via del Nazareno.

Peccato che adesso sarà proprio il Porcellum a costringere il PD ad una non-vittoria e a rendere necessaria l’alleanza con Monti, con la benedizione di Napolitano e di Bruxelles. Il PD, prendendo spunto da Altan, dovrebbe chiedersi chi è il mandante di tutte le cazzate che fa.

GIORGIO O RE UMBERTO? VOTO DRAMMATICO IN ITALIA, E NAPOLITANO SE NE VA A PRENDERE ORDINI DALLA MERKEL, LA BOSS DELL’EUROZONA PREOCCUPATA DEI DUE MILIARDI DI DEBITO PUBBLICO ITALIANO, LA META’ DEL QUALE è IN MANO A GERMANIA E FRANCIA – IL QUIRINALE COSTRETTO A PRECISARE: “L’INVITO E’ STATO FATTO LO SCORSO 15 GIUGNO, LA DATA DELLE ELEZIONI NON ERA STATA FISSATA”….

SpanishFlagBurningAntonella Rampino per “La Stampa”
Fonte Dagospia 25/02/2013 attualità
Prima, Silvio Berlusconi che lancia contro Mario Monti l’accusa di farsi usare da Angela Merkel, costringendo la Cancelliera a smentire e a ricordare che ovviamente la Germania non si intromette in libere elezioni politiche degli altri Paesi.

napolitano e merkel Poi un cortocircuito politico del centrodestra italiano che arriva a ipotizzare, mentre a metà febbraio Napolitano è a Washington da Barack Obama, un endorsement del presidente americano a Mario Monti, smentito dalla Casa Bianca con parole non dissimili da quelle della Cancelleria.

Adesso, alla vigilia della partenza di Giorgio Napolitano per la Germania, il quotidiano «Libero» che dà corpo a quel che Beppe Grillo aveva urlato nell’ultimo comizio a Roma, «appena finite le elezioni, Napolitano corre a prender ordini dalla Merkel».
Frasi a effetto, però capaci di colpire l’opinione pubblica meno avvertita, e scarsa consuetudine con le istituzioni, sembrerebbe, per un giornale che scrive «la visita è stata preparata all’ultimo momento, infatti è stata comunicata solo il 21 febbraio».

BARACK OBAMA E GIORGIO NAPOLITANO ALLA CASA BIANCA Ieri sera il Quirinale ha rimesso le cose al loro posto, rilanciando una nota nella quale si precisa che l’invito del presidente tedesco Joachim Gaück era stato fatto a Napolitano (tra l’altro davanti a tutti i media in conferenza stampa) lo scorso 15 giugno, e «la data della visita a Monaco e a Berlino era stata fissata – quando si riteneva che le elezioni politiche in Italia si sarebbero svolte alla scadenza naturale in aprile – per gli ultimi giorni di febbraio».

Merkel e Monti
E lì è rimasta, «non potendo essere posposta dato che in marzo inizieranno gli adempimenti post elettorali cui il Presidente dovrà attendere».
Tutti ormai sanno che ha subìto invece, e il presidente Napolitano lo ha ricordato anche l’altro giorno al Papa, una modifica d’agenda l’incontro con Barack Obama, progettato sin dallo scorso novembre, e inserito in una finestra delle reciproche agende che s’è aperto il 14 e 15 scorso. La Regina Elisabetta verrà invece a Roma -non in visita di Stato- ai primi di marzo.

monti napolitano merkel obama vignetta
Da domani a Berlino, Napolitano vedrà Gaück e Merkel, oltre che i principali protagonisti della vita istituzionale e politica tedesca, e terrà una lezione sul futuro dell’Europa all’Università Humbolt.

Perché è l’Europa, guardando alle importanti prossime scadenze, al centro del commiato di Napolitano dalla scena internazionale, disegnando il vero lascito del settennato. O perlomeno, quello al quale Napolitano tiene particolarmente.

ELEZIONI2013 – VOTI DI SCAMBIO, LA DENUNCIA DI SAVIANO SU FACEBOOK.

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Lo scrittore condivide su Facebook alcune segnalazioni sospette.
Segnalazioni che lo scrittore Roberto Saviano condivide su Facebook e che, di certo, non fanno piacere. Storie davvero tutte italiane. Ad esempio, “a Quarto due kili di mozzarella per un voto.” Poi “a Roma mi segnalano l’offerta di alcuni pusher di offrire 50 euro di coca in cambio della prova del voto”.

DA cadoinpiedi.it 25/02/2013 attualità

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