Archivio mensile:novembre 2012

LA PRESA DELL’EUROPA DA PARTE DI GOLDMAN SACHS ORA E’ COMPLETA «

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PRIMARIE, SEMPRE MENO VOTANTI NONOSTANTE L’INIEZIONE FATALE DI REALTA’ AUMENTATA «

PRIMARIE, SEMPRE MENO VOTANTI NONOSTANTE L’INIEZIONE FATALE DI REALTA’ AUMENTATA «.

L’ILVA NELL’OCCHIO DEL TORNADO UNA TROMBA D’ARIA ABBATTE IL CAMINO. IL BILANCIO: UN DISPERSO, FINITO IN MARE PER IL VENTO, E 38 FERITI. POLEMICHE SULLA SICUREZZA


Fatto Quotidiano 29/11/2012 Sandra Amurri
attualità
Inviata a Taranto S ono circa le 10:30 quando un fungo nero all’improvviso compa- re in cielo sopra di noi mentre in auto stiamo raggiun- gendo l’area portuale dell’Ilva posta da anni sotto sequestro con facoltà d’uso. In un istante è notte fonda. Scendiamo e in fretta cerchiamo riparo nel bar dove vanno gli operai dell’Ilva terminato il turno. Pochi istanti e le grida di chi scappa, dalle ca- bine delle gru, dai capannoni divelti, arrivano fin qui portati dal vento. Le auto nel parcheg- gio volano in aria e ricadono una sull’altra come fossero gio- cattoli. È una scena apocalittica. Le sirene delle autoambulanze che passano a tutta velocità spaccano i timpani. D E N T RO, nel grande salone del bar, troviamo lacrime e rabbia. “C’è odore di gas, lo sentite?” chiede unoperaio con ilviso da bambino ela mascherinacalata sul collo. “Un fulmine ha fatto crollare il camino delle batterie 1 e 2 dello stabilimento, nel re- parto cokerie, su un tubo di gas”. A dare la notizia è Giulio, 26 anni. Intanto, fiamme di 50-60 metri si alzano in cielo. Arrivano dallo stabilimento. Qualcuno dice che ci sono nove morti,qualcunaltro cheimorti sono dieci. Sembra un bolletti- no di guerra. Una guerra che al- l’Ilva sembra davvero non finire mai. “L’Ilva è grandetre volte la città, se esplode la fabbrica esplode Taranto”. Una città che Rossella Balestra, coordinatrice del comitato ambientalista “Donne per Taranto” definisce “seduta su una polveriera”. Si ode un boato. Usciamo fuori sul piazzale sotto la pioggia, nessu- no sa spiegarsi cosa sia accadu- to. Un dato certo è che in mat- tinata nello stabilimento c’era- no 6 mila persone. Ragazzi, uo- mini, operai con i telefonini in mano cercano disperatamente di chiamare a casa per tranquil- lizzare mogli, mamme, fratelli: “Sono vivo mamma”è la voce di Marco 23 anni che il pianto spezza quando aggiunge “man – ca Francesco, era vicino a me, forse è caduto in mare, non lo trovano”. Francesco Zaccaria, 32 anni, era dentrola cabina at- taccata alla gru che una raffica di vento ha staccato e scaraventato in mare. Il bilancio, reso noto dall’assessore regionale alla Pro- tezione civile, Fabio Amati, par- la di 38 operai feriti e nove bam- bini delle elementari ricoverati all’ospedale Moscati a causa del crollo di un muro della scuola di Statte. NON C’È PACEper questa gente. Seduto, le mani a coprire il viso, Mario ripete tra sé, come un au- toma: “C’ero anch’io lassù, sono stato miracolato”. Mentre Gio- vanni ricorda l’esistenza di un accordo siglato dai sindacati che vieta agli operai di salire sulle gru quando c’è bruttotempo, quan- doil ventosuperai50 kmorari, ma “ogni volta che abbiamo provato a ribellarci siamo stati richiamati”. La gru, sostengono altri, deve avere un sistema di si- curezza che di fronte a situazioni meteorologiche avverse blocca l’impianto. “La sola spiegazione è che il sistema di sicurezza sia stato disinserito”afferma Catal- do Ranieri, operaio del Movi- mento Cittadini Liberi e Pen- santi l’Ilva smentisce). Questa è la goccia che fa traboccare il va- so.La tensionesitaglia conma- no. “Intanto a Roma decidono come fare per fermare la magi- stratura che ci protegge e noi qui a morire intrappolati come topi tra il bisogno di lavorare e il di- ritto alla salute”. “Vogliamo vi- vere, sono stanco di sentire no- tizie di morti e malattie, ho perso amici, parenti che come me la- voravano all’Ilva. Mia sorella fa la chemioterapia per un tumore alla gola e ha solo 18 anni”. È lo sfogo di Mirko. Franco pensa a sua figlia che è a scuola al quar- tiere Tamburi. Ci indica i camini dell’Ilva: “Vedi, laggiù ci sono le scuole elementari, dentro 800 bambini che ogni giorno respi- rano i veleni. Sono i nostri figli, i nostri nipoti. Allora mi chiedo:

Non olet (Marco Travaglio)


Fatto Quotidiano 29/11/2012 di Marco Travaglio attualità
D unque il governo Monti varerà un de- creto per neutralizzare le ordinanze del gip di Taranto, in parte già confermate dal Riesame, che sequestrano gli impianti “a cal- do” dell’Ilva e i magazzini rigurgitanti di pro- dotti finiti e semilavorati. Il fatto che quegli impianti siano l’arma del delitto che per de- cenni ha avvelenato Taranto e sterminato centinaia di persone e che quei magazzini pie- ni siano corpo di reato, cioè la prova che l’Ilva ha violato l’ordine di tenere i forni accesi non per produrre, ma per risanare, non interessa a nessuno. Quando certe porcherie le faceva B., almeno qualcuno a sinistra strillava. Nel 2008, mentre la Protezione Incivile finiva sotto in- chiesta per lo scandalo dei rifiuti a Napoli, B. trasformò per decreto le discariche e l’i n c e- neritore di Acerra in aree di interesse stra- tegico, controllate dall’esercito e sottratte alle leggi europee, nazionali e regionali (ne furono sospese ben 44), per potervi sversare e bru- ciare qualunque sostanza, anche tossica, ed espropriare le procure campane (l’unica abi- litata a indagare era quella di Napoli). Il Pd denunciò l’incostituzionalità di certe norme, il Csm pure, molti magistrati protestarono. Ora che Monti e l’ineffabile Clini si accingono a fare altrettanto, con l’aggravante che qui il decreto cancella decisioni già prese dal giu- dice, con tanti saluti alla separazione dei po- teri, all’indipendenza della magistratura, alla Costituzione e ad altre quisquilie, non muove foglia (a parte il solito Di Pietro, non a caso trattato come un appestato). Tutti d’accordo, dal Quirinale in giù. E Bersani? Non perve- nuto. E Vendola? Disperso, a parte una di- chiarazione in cui dice che Bersani “profuma di sinistra”. Come Padre Pio, che pare ema- nasse “paradisiache fragranze” di “rose, gar- denie, gelsomini, violette, mughetti, gigli e tu- berose”. Purtroppo ci sarebbe anche lo sgra- devole olezzo di quattrini, dovuto ai 98 mila euro elargiti da Emilio Riva per la campagna elettorale di Bersani del 2006 e disinvolta- mente accettati dal destinatario, alla vigilia della sua promozione a ministro dello Svi- luppo economico. Bersani ci ha detto che non intende restituirli, molto stupito per la do- manda. Ieri il nostro Ferrucci ha interpellato un bel po’ di parlamentari e tutti hanno ri- sposto che è giusto così: i soldi si prendono e non si restituiscono, basta registrarli, anche se poi il benefattore finisce agli arresti per as- sociazione per delinquere finalizzata al disa- stro ambientale e all’omicidio colposo plu- rimo, per giunta indagato per una frode fi- scale da 52 milioni, per giunta col figlio ir- reperibile all’estero inseguito da un mandato di cattura. Basta registrarli nell’apposita di- chiarazione. Quindi, par di capire, se arriva Al Capone con una carrettata di banconote, si incamera il tutto: basta dichiararlo. Mai do- mandarsi chi è il donatore né, soprattutto, perché investe i suoi soldi proprio sul futuro ministro dello Sviluppo economico. Usciti dalla porta principale nel ventennio berlu- sconiano, il conflitto d’interessi e il rapporto politica-affari irrompono nelle primarie del centrosinistra in tutta la loro attualità. Altro che profumo di sinistra. È di sinistra andare ogni anno in pellegrinaggio al Meeting di Cl? È di sinistra raccomandare i “capitani corag- giosi”Colaninno & C. per la scalata Telecom? È di sinistra sponsorizzare la fusione Mon- tepaschi-Bnl dal governatore Fazio? È di si- nistra difendere Fazio, beccato a favorire Fio- rani e gli altri furbetti? È di sinistra racco- mandare Gavio all’amico Penati per gli affari autostradali della Serravalle? E’di sinistra esentare le chiese dall’Ici? È di sinistra parlare di ambiente e lavoratori a telecamere accese e poi, girato l’angolo, prender soldi dal padrone della fabbrica più inquinante d’Europa? Viene in mente Flaiano: “Non sono comunista p

Passaparola – Bancocrazia – Gianni Dragoni giornalista del sole 24 ore

Da BeppeGrillo.it

PER MONTI LA SANITÀ PUBBLICA NON PUÒ DURARE IL PREMIER DICE CHE SERVIRANNO ALTRE FORME DI FINANZIAMENTO E L ’OCSE CHIEDE NUOVE MANOVRE SCONTRO CON IL PD: “CI LASCIA UN’EREDITÀ PESANTE


Continua il programma Bce-Monti fatto di normative all’apparenza modernizzatrici che poi se firmate a livello Nazionale e locale si rivelano delle trappole e se ne vedono altre all’orizzonte, credo che sia sempre meglio leggere le recensioni degli economisti prima che questi arrivino allo scopo.
Fatto Quotidiano 28/11/2012 i Salvatore Cannavò attualità S e il presidente del Consiglio dice che “la sostenibilità futura dei sistemi sanitari nazionali, compreso il nostro, potrebbe non essere garanti- ta”la polemica è assicurata. Ed è quanto è avvenuto ieri. Ma- rio Monti ha tenuto il suo in- tervento, in conferenza video, alla inaugurazione del Centro per le biotecnologie e la ricerca biomedica della Fondazione Rimed, un progetto di ricerca scientifica nato da un’alleanza tra il governo italiano, quello siciliano, il Cnr e in collabo- razione con l’Università di Pit- tsburgh. E non appena le sue parole sono state diramate dalle agenzie si è aperta la que- relle di dichiarazioni e con- trapposizioni. ANCHE PERCHÉ la dichiara- zione si è prestata a un’imme- diata lettura politica, quasi la definizione di un programma prossimo venturo, viste le am- bizioni politiche del premier. Quindi le prime critiche e le più dure sono arrivate dal Pd e dai suoi dirigenti a cominciare dal segretario nazionale e prin- cipale contendente alla carica di presidente del Consiglio, Pier Luigi Bersani. “Bisogna garantire il sistema sanitario nazionale. Su questo non mol- lo” ha detto Bersani interve- nendo al videoforum del Cor – r i e re . i t e ribadendo la propria fede nel “sistema universalisti- co”. Molto duro anche Paolo Fontanelli, responsabile Sanità del Pd e poi Stefano Fassina, responsabile economico del partito secondo cui Monti “la – scia un’eredità pesantissima: economia in depressione, di- soccupazione in aumento, de- ficit pubblico sopra la soglia del 3% del Pil, debito pubblico sempre più elevato”. Infine, la Cgil, che dopo aver parlato di “demolizione e privatizzazio- ne del servizio sanitario pub- blico”ha accusato il presidente del Consiglio di voler “impo – verire la sanità per voi sven- derla”. La Cgil, del resto, ha ap- pena lanciato l’allarme sui contratti precari da rinnovare nella Pubblica amministrazio- ne di cui 48 mila riguardano la Sanità. VA RICORDATO, però, che il Pd è stato corresponsabile nel- l’ultimo anno dei tagli effet- tuati dallo stesso Monti. Che non sono pochi. La legge di Stabilità, appena approvata al- la Camera, ne ha previsti 1,6 miliardi a cui vanno aggiunti i 6,3 di definanziamento impo- stati dalla “spending review” e che si sommano, a loro volta, ai 7,9 miliardi tagliati a suo tem- po dal ministro Giulio Tre- monti. Dal 2009 al 2012 l’in- cidenza della spesa sanitaria sul Prodotto interno lordo è così passata dal 9,3% al 7,1. A spiegare in termini concreti queste cifre iperboliche può servire il dato dei posti-letto: l’attuale governo ne ha tagliati 7,389 ma in tre anni la ridu- zione ammonta a 26 mila che portano il saldo a dieci anni a meno 72 mila. Un dato che fa scaraventare l’Italia al ventu- nesimo posto in Europa non solo dietro a paesi come Ger- mania e Francia ma anche die- tro alla Grecia (secondo i dati Ocse del 2010). Ecco perché lo stesso Bersani è costretto a mi- tigare i propri giudizi: “Penso di essere un po’più ottimista di Monti, ha detto, ma mi piace che ci sia uno del governo che pone il problema”. VISTA L’AMPIEZZA delle rea- zioni, Mario Monti in serata ha preferito precisare le proprie parole con una longa nota: “Contrariamente a quanto ri- portato dai media, scrive Pa- lazzo Chigi, il Presidente ha voluto attirare l’attenzione sul- le sfide cui devono far fronte i sistemi sanitari per contrastare l’impatto della crisi”. “Le ga- ranzie di sostenibilità del ser- vizio sanitario nazionale non vengono meno” anche se oc- corrono “modelli innovativi di finanziamento e organizzazio- ne dei servizi e delle prestazio- ni sanitarie”. L’idea, non nuo- va, è quella di “affiancare al fi- nanziamento a carico della fi- scalità generale forme di finan- ziamento integrativo”. Alla fi- ne si torna alle polizze private. Esattamente quello che ha contestato il sindacato. A sostegno, indiretto, delle pa- role di Monti contribuisce l’ennesimo rapporto Ocse che indica all’Italia l’ipotesi di “nuove misure supplementa- ri” sul piano economico. In- somma, un’altra manovra fi- nanziaria. Sul 2012, infatti, l’Ocse si attende un deficit-Pil al 3 per cento, a fronte dell’1,7 per cento previsto sei mesi fa, mentre sul 2013 è atteso un 2,9 per cento e sul 2014 una risalita al 3,4 per cento, nuovamente sopra i parametri. Pesante la previsione sulla disoccupazio- ne indicata all’11,8 nel 2014 contro il 10,8 di quest’anno.

gli avvoltoi delle Agenzie di rating cosa è successo nel 1992, Standard & Poor’s declassa il debito Italia l’agente speculatore George Soros specula sterlina contro lira e gli investitori anglosassoni comprano a prezzi stracciati alcune delle migliori industrie italiane

Sintesi
Gli Stati Uniti per certi versi un paese affascinante ma forse dove ci sono degli eccessi di democrazia che portano i loro mercati finanziari(Wall Street a essere una sorta di centri del gioco d’azzardo) dietro a questo verso la la meta del 1900 nascono le agenzie di rating
Il compito che dovrebbero svolgere le agenzie di Rating di dare giudizi obiettivi sui titoli ai loro clienti (gli investitori ) ma in realtà per una serie di conflitti di interessi dove gli investitori e i banchieri erano anche proprietari di società all’interno dell’azionariato delle agenzie non si è dimostrato così.
Harrigngton ex analista di moody e vicepresidente senior dell’agenzia che dimessosi nel 2010 dopo circa 11 anni di carriera in seguito alla grave crisi america e la conseguente ira collettiva negli stati nei confronti di queste istituti privati rilascia un report nell’agosto del 2010 dove svela l’ex analista nella divisione derivati Usa, Harrington svela gli inganni delle agenzie di rating

, il conflitto di interesse e il continuo degrado della qualità degli analisti dei titoli, ,che invece di far il lavoro di analisi realitiche del titolo finivamo puntualmente a far felice il cliente”tendendo spesso ad essere eccessivamente positive nonostante sia quest’ultimo a chiedere loro un giudizio “obiettivo”. Insomma, inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi.

Di questo ne hanno beneficiato i più potenti Banchieri/investitori del mondo che grazie all’ausilio di questa agenzie hanno declassato i debiti nazionali, banche Nazionali e private e poi incaricavano , loro agenti in tutto il mondo i quali speculavano a destra e a manca con i loro fondi miliardari.
Gli agenti più famosi degli ultimi anni sono Warren Buffet possessore di una quota azionaria del 12,80% di moodys .e il famoso e famigerato finanziere nato in Ungheria da genitori George Soros, noto per le sue azioni speculative in vari stati del mondo protagonista del fallimento della Banca d’Inghilterra finanziatore di gruppi militari Ucraini che pare che agiscano tutt’ora contro la Russia di Putin per l’interesse degli investitori ad acquisire le gestire le enormi risorse petrolifere e del gas di quella regione, e conosciuto anche in Italia per un azione di Italia Nel mese di agosto 1992 fece declassare il debito pubblico Italiano del 30% rispetto alla sterlina dando modo agli investitori anglo-statunitensi di entrare nel nostro paese e comprare a prezzi stracciati, aziende e società importanti per l’intera Italia: Iri, Enel, Ina, Eni, Cirio, ecc .In seguito alle sue azioni criminali è attualmente ricercato in tre paesi Russia, Inghiltera , Malaysia.
La strategia di questi soggetti è sempre la stessa: Problema-Reazione-Soluzione.
Accendono la miccia e scatenano le guerre nei vari paesi, per distruggere tutto quello che si può distruggere, per poi ricostruire, guadagnandoci sopra.
Declassano i debiti nazionali, per poi specularci sopra e alla fine comprare le aziende e società importanti con gli spiccioliUsa, Harrington ex analista nella divisione derivati svela gli inganni delle agenzie di rating
Ecco quello che è successo in Italia.
Cosa è successo mese di agosto 1992, Standard & Poor’s declassa il debito italiano e casualmente a settembre, l’ebreo di origine ungherese George Soros, specula sterlina contro lira.
Risultato? Svalutazione del 30% della lira, uscita dallo S.M.E. (mercato europeo).
In questa maniera i capitali anglo-statunitensi che sono arrivati nel nostro paese per comprare a prezzi stracciati, aziende e società importanti per l’intera Italia: Iri, Enel, Ina, Eni, Cirio, ecc.
Il declassamento del debito italiano da parte di Standard & Poor’s, è stata la testa di ariete che ha permesso la speculazione spietata e criminale.
Questo è il modo in cui vengono usate le Agenzie di Rating, tutte controllate dai soliti noti
dove svela , il conflitto di interesse e il continuo degrado della qualità degli analisti dei titoli, ,che invece di far il lavoro di analisi realitiche del titolo finivamo puntualmente a far felice il cliente”tendendo spesso ad essere eccessivamente positive nonostante sia quest’ultimo a chiedere loro un giudizio “obiettivo”. Insomma, inaffidabili nella migliore delle ipotesi, distruttive nel peggiore dei casi.

Di questo ne hanno beneficiato i più potenti Banchieri/investitori del mondo che grazie all’ausilio di questa agenzie hanno declassato i debiti nazionali, banche Nazionali e private e poi incaricavano , loro agenti in tutto il mondo i quali speculavano a destra e a manca con i loro fondi miliardari.
Gli agenti più famosi degli ultimi anni sono Warren Buffet possessore di una quota azionaria del 12,80% di moodys .e il famoso e famigerato finanziere nato in Ungheria da genitori George Soros, noto per le sue azioni speculative in vari stati del mondo protagonista del fallimento della Banca d’Inghilterra finanziatore di gruppi militari Ucraini che pare che agiscano tutt’ora contro la Russia di Putin per l’interesse degli investitori ad acquisire le gestire le enormi risorse petrolifere e del gas di quella regione, e conosciuto anche in Italia per un azione di Italia Nel mese di agosto 1992 fece declassare il debito pubblico Italiano del 30% rispetto alla sterlina dando modo agli investitori anglo-statunitensi di entrare nel nostro paese e comprare a prezzi stracciati, aziende e società importanti per l’intera Italia: Iri, Enel, Ina, Eni, Cirio, ecc .[/b]In seguito alle sue azioni criminali è attualmente ricercato in tre paesi Russia, Inghiltera , Malaysia.
La strategia di questi soggetti è sempre la stessa: Problema-Reazione-Soluzione.
Accendono la miccia e scatenano le guerre nei vari paesi, per distruggere tutto quello che si può distruggere, per poi ricostruire, guadagnandoci sopra.
Declassano i debiti nazionali, per poi specularci sopra e alla fine comprare le aziende e società importanti con gli spiccioli[b]Usa, Harrington ex analista nella divisione derivati svela gli inganni delle agenzie di rating[/b]
Ecco quello che è successo in Italia.
Cosa è successo mese di agosto 1992, Standard & Poor’s declassa il debito italiano e casualmente a settembre, l’ebreo di origine ungherese George Soros, specula sterlina contro lira.
Risultato? Svalutazione del 30% della lira, uscita dallo S.M.E. (mercato europeo).
In questa maniera i capitali anglo-statunitensi che sono arrivati nel nostro paese per comprare a prezzi stracciati, aziende e società importanti per l’intera Italia: Iri, Enel, Ina, Eni, Cirio, ecc.
Il declassamento del debito italiano da parte di Standard & Poor’s, è stata la testa di ariete che ha permesso la speculazione spietata e criminale.

Preso da disinfornazione.it
Marcello Pamio – 28/11/2011 attualità
chi controlla le agenzie di rating

Maurizio Crozza a Ballarò del 27 novembre 2012 (video)

Caso Ilva Codice tra le mani Paradossi di Stato Legalizzare gli omicidi, l’unica idea del governo

Fatto Quotidiano 28/11/2012 Bruno Tinti Iattualità genitori sanno che si deve essere uniti da- vanti ai figli. La madre castiga? Il figlio fa capricci? Il papà conferma il castigo. Quando il figlio dormirà, cercheranno un accordo. Se in- vece uno dei due lo proteggerà, vanificando rimproveri e castighi, il bambino crescerà senza educazione e sicuro dell’impunità. Le sue ri- bellioni saranno sempre più gravi. Da adulto sarà una persona insofferente delle regole, pre- potente e aggressivo. Questa banale riflessione, trasportata a livello istituzionale, consente ana- logie illuminanti. Parlamento e governo fanno le leggi e le fanno rispettare; la magistratura ne sanziona la violazione. Cosa succede se i cit- tadini violano le leggi e, quando i giudici li pu- niscono, governo o parlamento dicono che la sanzione non va applicata e che è meglio farsi promettere che, da ora in avanti, si compor- teranno bene? SUCCEDE che i cittadini continueranno a vio- lare le leggi, tanto sanno che uno dei genitori, qualsiasi cosa facciano, li proteggerà sempre. Tutto questo sta avvenendo con l’Ilva. Dopo anni di omicidi impuniti, i giudici l’hanno se- questrata con divieto di continuare l’attività. L’Ilva ha disobbedito e ha prodotto una certa quantità di acciaio, perseverando nell’inquina – mento ambientale, causa degli omicidi. I giudici hanno sequestrato l’acciaio prodotto perché provento di reato. I proprietari dell’Ilva si sono molto arrabbiati e hanno annunciato che chiu- deranno l’azienda, mettendo sul lastrico circa 20 mila persone. Il ministro Clini è intervenuto e ha spiegato che “già giovedì il governo in- terverrà con un provvedimento che consenta di superare questa situazione, coniugando lavoro e salute con una soluzione ad hoc”. Come tutti sanno benissimo la cosa è impossibile. L’Ilva, se produce, inquina e ammazza. Perché non am- mazzi occorre un risanamento che richiede anni di lavoro e molte cen- tinaia di milioni di eu- ro. Ammesso che i sol- di siano disponibili (il che non è), non si può comunque produrre fi- no a che il risanamento non è completato: se lo si fa prima si ammazza. Quindi, dire che esiste una soluzione è una bugia. Quello che Clini vuole fare, in realtà, è permettere all’Ilva di produrre in cambio della disponibilità a ri- sanare. E anche se tale disponibilità ci fosse (ma non c’è, la proprietà ha promesso e mentito per anni), un provvedi- mento del genere significherebbe legalizzare gli omicidi che si verificherebbero tra la ripresa del- la produzione e l’avvenuto risanamento. Clini questa cosa la sa benissimo; ed è per questo che, fino ad ora, una legge che dica sostanzialmente: “L’Ilva può produrre anche se la magistratura dice di no”non ha avuto il coraggio di farla. Ma, siccome è furbo, ha fatto in modo di far capire all’Ilva che lui è il genitore buono e che la ma- gistratura è quello cattivo: piangi e protesta e io cercherò di aiutarti. E perché questa cosa sia creduta non solo dall’Ilva, ma anche dai cittadini, va in giro a raccontare che il provvedi- mento della magistratura di Taranto “è in conflitto con l’Autorizzazione integrata am- bientale (Aia) che è legge, che la strada maestra è applicarla e che, altrimenti, prenderemo provvedimenti”. In conflitto perché? In fondo l’Aia è solo un insieme di prescrizioni che, da sole, non eliminano l’inquinamento e non im- pediscono gli ammazzamenti. Si applichi e, quando le sue prescrizioni saranno osservate (tutte, nessuna esclusa), allora si potrà ripren- dere l’attività. Ma Clini dice che il provvedi- mento della Procura di Taranto “rende molto difficile l’applicazione dell’Aia, dell’unica nor- ma che consente il risanamento ambientale”. LO DICE ma non spiega perché. Però è molto puntiglioso: “Il compito di stabilire le proce- dure, le norme tecniche e le prescrizioni per rispettare l’ambiente e per proteggere la salute è delle amministrazioni competenti, in questo ca- so del Ministero dell’Ambiente”. Insomma la magistratura non rompa le scatole, stabilendo “norme quasi (?) in concorrenza con quelle del- le amministrazioni competenti”. La proprietà, ben lieta di avere un papà così buono e fiducioso (promettete e noi vi faremo riprendere l’attività), aspetta di vedere come va a finire. Po- trebbero intervenire i nonni, saggi e giusti. Ma il presidente della Repubblica, agitando la mano, ha detto: “La situazione è troppo complicata per man- dare messaggi”.

Bersani: “I soldi di Riva? Roba vecchia, non li ridò I VERTICI DELL ’ILVA E I RAPPORTI CON LA POLITICA LA DIFESA DI VENDOLA: NESSUNA PRESSIONE SULL ’ARPA


Fatto Quotidiano 28/11/2012 i Paola Zanca attualità M entre entra nella sezione del Pd di Trionfale, a Ro- ma, per uno de- gli ultimi comizi prima del ballottaggio, quando sente i nomi dei proprietari dell’Ilva, fa un cenno con la mano al- l’indietro. Vuol dire che è ro- ba vecchia. Roba del 2006. Pier Luigi Bersani non ha vo- glia di parlare dei 98 mila eu- ro con cui la famiglia Riva, dodici anni fa, finanziò la sua campagna elettorale. Un con- tributo legale e regolarmente denunciato, sia chiaro, ma che oggi, alla luce di quanto sta accadendo a Taranto, ap- pare quanto meno inoppor- tuno. L’idea di restituirli in segno di trasparenza – come gli ha suggerito Il Fatto con l’editoriale di ieri – non è contemplata. È roba vecchia. Roba del 2006. Gli chiedia- mo: “È giusto tenere i soldi di un imprenditore che non ri- spetta le regole?”. “Sì, sì, sì – scuote la testa purché lo si la- sci in pace – Basta!”. È una storia che lo innervosisce, questo è sicuro. Ma dal suo staff fanno sapere che non ha senso chiedere conto di soldi del passato, quando ancora non si immaginava la bomba tarantina. Il punto è diverso: è perché dire sì alle offerte di un imprenditore che ha di- stribuito mance a destra e a sinistra (anzi, soprattutto a destra, visto che 245 mila an- darono a Forza Italia). Un imprenditore che, in seguito, dimostrerà di ricordarsi dei crediti in sospeso, per esem- pio scrivendo lettere al segre- tario del Pd per chiedergli di arginare i senatori democra- tici troppo attenti alle que- stioni ambientali e alla sicu- rezza di Taranto. OGGI Roberto Della Seta – il “nemico” dei Riva a Palazzo Madama – si dice onorato dal fatto che all’Ilva fossero infa- stiditi da lui. Ma lo colpisce “la presunzione di totale im- punità” dimostrata dagli im- prenditori tarantini. Che nes- suno ha mai pubblicamente contrastato. Così, ieri, ha avu- to buon gioco Matteo Renzi nel dire che alla famiglia Riva “si è concesso troppo in nome dell’amicizia con politici di vario genere”. Non va oltre, il rottamatore. Anche perché sul tema della trasparenza dei finanziamenti ha poco da in- segnare: la famosa lista dei contributi ricevuti durante la cena a Milano con i finanzieri non è mai stata resa pubblica. Così, non attacca Bersani (di- ce “da me non sentirete mai polemica per il singolo im- prenditore che finanzia il sin- golo politico”) ma ricorda che “però nessuno ha chiesto mai alla famiglia Riva di bonifica- re” l’area dell’Ilva. Non è d’accordo Nichi Ven- dola. Nelle carte che accusano i Riva c’è anche lui, e in par- ticolare ci sono le sue telefo- nate con l’ex responsabile dei rapporti istituzionali dell’Ilva Girolamo Archinà che, se- condo il gip, dimostrano la sua “regia”nell’ostacolare i la- vori dell’Agenzia regionale per la protezione ambientale. Ieri il direttore dell’Arpa Giorgio Assennato ha detto che “in nessun modo, né esplicito, né implicito, il pre- sidente Vendola o qualcuno del suo entourage, ha eserci- tato su di me, sulla vicenda Ilva, qualsiasi forma di pres- sione”. Lo stesso Vendola ha ricordato che dalla sua “cabi – na di regia”, la presidenza del- la Regione Puglia, di Assen- nato si è occupato perché lo ha nominato direttore e lo ha riconfermato. Dice che lui sui problemi dell’Ilva non ha mancato, che “per tre volte” ha fatto leggi sulle emissioni nocive prodotte dall’azienda siderurgica che a Taranto dà lavoro a cinque mila perso- ne. CERTO, il tono delle telefona- te è rassicurante nei confronti dell’azienda: “State tranquilli –dice al telefono con Archinà – non è che mi sono scordato (…) Dobbiamo vederci, dob- biamo ridare garanzie, volevo dirglielo perchè poteva chia- mare Riva e dirgli che il pre- sidente non si è defilato”. A chi glielo fa notare Vendola risponde con una serie di do- mande: “Io devo parlare o no con il responsabile delle re- lazioni istituzionali della più grande fabbrica d’Italia che si trova nella mia Regione? Se incontro un amministratore delegato delle grandi multi- nazionali che sono sul mio territorio sto facendo qualco- sa di sbagliato? C’è o no un problemino chiamato difesa di una fabbrica che dà da vi- vere a 20mila famiglie ed è il polmone produttivo più im- portante del Sud d’Italia?”. Risposte non ne dà. Ma al- meno non dice che è roba vec- chia.

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