Pd 2.0, ai poster l’ardua sentenza (Marco Travaglio)


L’Espresso 31/08/2012 di Marco Travaglio
Si sentiva proprio il bisogno, nella sinistra italiana, di un toc- co di freschezza, di una botta di futuro. Infatti “l’Unità”, diretta dal ghostwriter di Bersani, ha deciso di riabilitare Palmiro Togliatti. Nel Pd 2.0 non si butta via niente: in mancan- za di posteri, si ricorre ai poster. La riesu- mazione del “Migliore” si deve alla penna del politologo Michele Prospero, il quale esorta il Pd a tornare nell’«officina di Togliatti», che regalò all’Italia un bel Pci filosovietico, «riserva di democrazia» e «miniera ancora attiva di passione civi- le», insomma «una creatura davvero originale e densa di pathos», un’«eredità» che oggi più che mai rappresenta «qual- cosa di utile al Pd». Come privarsi, nel 2012, del luminoso lascito dell’uomo che lasciò assassinare da Stalin fior di comu- nisti italiani senza alzare un sopracciglio, collaborò allo sterminio degli anarchici in Spagna, chiese l’intervento dell’Arma- ta rossa per schiacciare la rivolta di Bu- dapest e tante altre belle cosette? Un «realista alla Cavour» (testuale da Pro- spero), che merita il posto d’onore nel Pantheon del Pd, dove già Veltroni inserì una variopinta compagnia di giro che comprendeva anche Craxi (ma non Ber- linguer, che considerava Craxi «un ban- dito»): per dirla col suo ideologo Jova- notti, “da Che Guevara a Madre Teresa”. Mancava giusto togliatti, e ora la lacuna è colmata. Ma, per far contenti gli ex dc del Pd e soprattutto i nuovi alleati dell’Udc, Prospero rintraccia straordina- rie quanto insospettate somiglianze che «accomunano i due grandi politici di scuola realista del Dopoguerra italiano: Togliatti e De Gasperi». Quel De Gaspe- ri che, appena potè, scaricò Togliatti dal governo e lo sbaragliò nel 1948.E quel Togliatti che annunciò dialogante: «Vo- glio comprarmi un paio di scarponi chio- dati per dare un calcio nel sedere a De Gasperi». Insomma, due gocce d’acqua che, sotto sotto, sognavano di fondare il Pd pur di convivere sotto lo stesso tetto, ma non fecero in tempo per motivi ana- grafici. Anche Marco Follini, nel solco del “ma-anchismo” veltroniano, infila nel Panthoen del Pd l’incolpevole Alcide, ri- cordando la sua definizione di Dc: «Un partito di centro che guarda a sinistra». Gli fosse venuta in mente prima, Follini si sarebbe risparmiato di passare dalla Dc al Ccd e poi all’Udc, di allearsi con Forza Italia e An, e di diventare vicepremier del secondo governo Berlusconi. in questo elettrizzante sfrecciare di feretri che si sorpassano in retromarcia, spettacolo dal vago retrogusto di crisan- temo, non poteva mancare l’apporto del veltroniano Giorgio Tonini che, sempre sull’«Unità»,avverte: «La linea degaspe- riana oggi si chiama Agenda Monti»: cioè il più laico dei leader dc (rinunciò alla benedizione papale del suo anniversario di matrimonio pur di non piegarsi al diktat di PioXII per l’alleanza coi fascisti a Roma) viene arruolato, quando non può più protestare, al servizio di uno dei governi più clericali e succubi del Vatica- no che la storia ricordi. Togliatti invece serve a coprire e nobilitare altre “offici- ne”, anzi botteghe in corso: la scomunica bersaniana di Di Pietro e Grillo come “fascisti del web” e l’alleanza, a partire dalla Sicilia, col partito di Casini e Cuffa- ro. Una sinistra che guarda al centro (e che centro): l’esatto opposto di De Ga- speri. Ma, sempre sull’«Unità», il dale- miano Gianni Cuperlo riesce a intravede- re già negli anni 40-50 un «parallelo (davvero così ardito?) tra l’assunto dega- speriano di un centro che guardasse a sinistra e un comunismo pragmatico che quello stesso centro non giudicava una terra d’infedeli». Perciò il Migliore voleva comprarsi gli scarponi chiodati. Chissà che trattamento avrebbe riservato a Lo- renzo Cesa, che nel 1993 finì a Rebibbia per tangenti e firmò un verbale di piena confessione che iniziava così: «Oggi mi sento più sereno e intendo svuotare il sacco». Più che De Gasperi, Pietro Gam- badilegno. Ma ora Cesa esorta «l’Italia e l’Europa a mettere in pratica la lezione di De Gasperi». Che è morto: fosse vivo, forse, chiederebbe in prestito a Togliatti quel paio di scarponi chiodati

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aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il settembre 3, 2012, in attualità, Uncategorized con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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