IACOVIELLO, IL CSM FA QUADRATO.IL PG : “VILIPENDIO”Ma un consigliere influente dice:“Se c’è l’errore, merita un’indagine

Fatto Quotidiano 15/03/2012 di Marco Lillo
Vilipendio. Quando ieri la parola è risuonata nell’aula del plenum del Csm è stata chiara la direzione presa
dall’organo di autogoverno della magistratura: non fare nulla per evitare di infilarsi nel campo minato del caso Dell’Utri. Ieri il nostro giornale ha raccontato in prima pagina “le bugie della requisitor ia” del sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello, quello che ha chiesto e ottenuto l’annullamento con rinvio della condanna contro Marcello Dell’Utri. Abbiamo dimostrato, carte alla mano, che il dottor Iacoviello ha accusato nella sua requisitoria erroneamente i giudici della Corte di Appello di Palermo di non aver mai citato nella motivazione del loro provvedimento la sentenza di Cassazione che ha annullato la condanna contro l’ex ministro Calogero Mannino. Peccato che nella sentenza di Palermo, la decisione sul caso Mannino fosse citata più volte per motivare la condanna del manager di Publitalia e anche per assolverlo per le accuse dal 1993 in poi. Ieri, il Consiglio Superiore della Magistratura si riuniva in seduta plenaria per parlar d’altro, ma nella rassegna stampa distribuita a ciascun consigliere spicca-
vano gli articoli del Fa t t o . Quando il procuratore generale della Cassazione, Vitaliano Esposito, superiore di Iacoviello e titolare dell’azione disciplinare, ha preso la parola, qualche cronista ingenuo ha pensato “ora risponderà al Fa t t o ”. Invece Esposito ha preferito lanciarsi in una difesa del suo collega arrivando addirittura a invocare un reato che tutti pensavano fosse riservato alle offese del presidente della Repubblica piuttosto che alle legittime critiche sugli atti di un magistrato: il vilipendio. Il massimo esponente dell’uf ficio dell’accusa (che proprio per questo siede di diritto nel Consiglio Superiore della Magistratura) ha detto di aver “piena mente condiviso” le tesi di Iacoviello, “uno dei migliori magistrati, un professionista non permeabile a qualsiasi pressione”. Esposito ha espresso il suo “incondizionato appoggio” alla requisitoria del collega si è chiesto “se la libertà di espressione possa estendersi fino al vilipendio del magistrato”. Le parole di Esposito non sono state accolte con favore dal procuratore aggiunto di Palermo Antonio Ingroia: “Non mi pare – ha detto il pm che, con Domenico Gozzo, ha sostenuto l’accusa in primo grado – che i magistrati in questo caso siano andati oltre al di-
ritto di critica. Mi aspetterei, però, che come giustamente ha difeso Iacoviello da attacchi personali, Esposito faccia lo stesso per me e per gli altri magistrati in casi analoghi”. Nessun consigliere del Csm ieri ha accettato di rispondere alle domande poste del Fa t t o . Volevamo sapere per esempio se un magistrato dell’accusa – come Iacoviello – può sostenere una cosa grave e falsa sulle carenze di motivazione di un provvedimento scritto da tre colleghi. E ci chiedevamo se è rilevante dal punto di vista disciplinare o influente ai fini della valutazione un simile comportamento. Qualcuno ha risposto, ma solo sotto garanzia di anonimato.
“SE DAVVEROcome scrive il Fa t t o ”, dice il membro influente di una commissione del Csm che potrebbe occuparsi del caso, “Ia coviello ha detto una simile inesattezza nella sua requisitoria sulla mancata citazione della sentenza Mannino, effettivamente il Csm potrebbe occuparsene. La questione – prosegue il consigliere – potrebbe essere sottoposta all’attenzione della prima commissione, che si occupa delle doglianze sui magistrati, o della quarta commissione che si occupa della loro valutazione. Vedo più difficile che se ne oc-
cupi la sezione disciplinare perché – prosegue il consigliere – non mi sembrano nemmeno astrattamente ravvisabili i presupposti. Comunque – conclu de il consigliere – se le cose stanno come dice il Fatto è astrattamente possibile che questa presunta svista di Iacoviello finisca nel suo fascicolo ad opera della Quarta commissione, ma solo dopo avere sentito la sua versione dei fatti. Bisogna però che prima ci sia un consigliere che sollevi il caso e che il consiglio lo valuti degno di attenzione. Non basta certo l’articolo del Fa t t o ”. Ieri, però, nessun consigliere aveva la minima intenzione di sollevare il problema.
Per aprire un p ro c e d i m e n t o o c c o r re l’esposto di uno dei magistrati di Palermo offesi

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Pubblicato il marzo 16, 2012, in attualità, Cronaca, giustizia, politica, Uncategorized con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

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