IL PERSONAGGIO Francesco Iacoviello Dal Divo alla Diaz: il Pg smonta-prove

redazione
Falcone e Borsellino con le loro azioni hanno cambiato L’Italia cercando di fermare l’intreccio tra economia e politica e quasi riuscendoci e comunque i processi continuano , ma intanto si deve parlare sempre di questi personaggi qui.
Fatto Quotidiano 10/03/2012 di Antonio Massari
Nel 2006 riuscì a derubricare la corruzione di Renato Squil-
lante a “intermediazione tra privati”. Ed è solo un esempio. “È e s t ro s o ”, possiede “grande fantasia e preparazione”, è un magistrato che “non ha timore d’assu mere posizioni personali”: a sentire i suoi colleghi, soprattutto i più navigati, sono queste le definizioni più utilizzate per Francesco Iacoviello. Ha militato a lungo nel Movimento per la Giustizia, l’“estro so” sostituto procuratore della Suprema Corte che ieri ha provato a smontare l’accusa di concorso esterno alla mafia per Marcello Dell’Utri. Non ha avuto alcun timore, nel bollare il “concor so esterno” come “un reato indefinito al quale, ormai, non crede più nessuno”. Gli apparve difficile da pro-
vare – soltanto quattro mesi fa – anche l’accusa d’istigazione alla falsa testimonianza, legata all’in chiesta sui pestaggi nella scuola Diaz di Genova, per il capo della Polizia Gianni De Gennaro, condannato in appello. Iacoviello chiese – e ottenne – l’assoluzione .
“E s t ro s o ” lo definiscono i colleghi Quando riuscì a far “g r a z i a re ” Squillante per Imi-Sir
Una richiesta che l’avvocato di parte civile, Laura Tartarini, definì “s u r re a l e ”. De Gennaro era accusato di pressioni su Francesco Colucci, all’epoca questore di Genova, affinché ritrattasse la sua testimonianza su Roberto Sgalla, capo ufficio stampa della Polizia, arrivato alla Diaz. Per i pm che avevano svolto le indagini, comprendere se Sgalla era davvero arrivato su ordine di De Gennaro e perché, aveva un’importanza investigativa nella ricostruzione dell’evento. Iacoviello invece fu di parere opposto: “A Genova – disse, secondo un resoconto Ansa – stava succedendo il finimondo, c’erano stati pestaggi, la morte di Carlo Giuliani, mentre noi ci stiamo occupando solo di capire chi ha chiamato l’ad detto stampa Sgalla”. Nel 2004, occupandosi dei rapporti di Giu lio Andreotti con Cosa Nostra
– assoluzione con prescrizione per fatti precedenti al 1980 – Iacoviel lo era convinto che non ci fossero prove sulle relazioni tra il “divo Giulio” e la mafia. Sui fatti precedenti al 1980, invece, invitò la Suprema corte “a rigettare il ricorso della difesa, confermare la prescrizione, ma dando una motivazione diversa da quella della sentenza di appello. In un sistema come il nostro, a verdetto motivato”, disse Iacoviello, “questo ha la sua importanza”. Poi valutò il lavoro della Corte d’appello come una “indagine soc i o l og i c a ”, più che una sentenza “scritta in base alle norme di dir itto”, dedita a valutare, più che le prove, gli “stati d’animo” di Andreotti. Per quanto riguarda l’en tourage di Silvio Berlusconi, poi, quella di ieri non è stata una “prima volta”. Già nel 2001 Iacoviello bocciò il ricorso dei magistra-
ti di Milano che impugnarono il proscioglimento di Berlusconi nell’inchiesta sul Lodo Mondadori. Il sostituto pg della Cassazione commentò così: “Il parametro deve essere l’utilità di un dibattimento: il processo ha un costo umano e sociale, che può essere pagato solo se originato dal giudizio di un giudice, non dalle previsioni di un aruspice su un futuribile probatorio”. Cinque anni dopo si occupa del processo Imi-Sir e, quindi, della condanna a sette anni per Cesare Previti e l’avvocato Attilio Pacifico, accusati di aver corrotto Renato Squillante, ex capo dell’ufficio gip a Roma, e l’ex giudice Vittorio Metta, autore della sentenza sul maxi risarcimento da 1.000 miliardi di lire che lo Stato – l’Imi – a v re b b e dovuto pagare alla Sir del petroliere Nino Rovelli. Secondo i pm Ilda Boccassini e Gherardo Colombo,
Toga su toga
Francesco Iacoviello ha militato a lungo nel Movimento per la Giustizia. Il sostituto procuratore della Suprema Corte ieri, ha attaccato il concorso esterno
Squillante non era corrotto perché aveva “venduto” le sue sentenze, ma perché aveva offerto i propri servigi ad alcuni imputati. Iacoviello derubricò il tutto a una “intermediazione tra privati”, poi chiese la condanna di Previti e l’assoluzio ne di Squillante. E la ottenne.

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Pubblicato il marzo 11, 2012, in attualità, news, politica, Uncategorized con tag , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 2 commenti.

  1. Per i filosofi del diritto il concorso esterno in associazione mafiosa è un reato,per i sofisti del diritto un non reato,non previsto dal codice e quindi non commesso mai da nessuno.Tra qualche anno troveremo senz’altro qualche altro magistrato che smonterà le accuse della procura di milano contro Berlusconi prestando in toto credito alla sua versione,id est che si era prodigato per non fare arrestare Ruby al fine di evitare un incidente diplomatico con Mubarak del quale era la nipote!

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