Così spread e banche soffocano le imprese


redazione
La banche attualmente concedono pochi crediti alle imprese il che fa notevolmete rallentare lo sviluppo col rischio di avere un gap sempre maggiore da recuperare per le aziende che hanno resistito.
Ricordo che le norme sulle qualità iso , igieniche hccp per sono in vigore e prevedono sanzioni, il che fa presupporre ad un economia che sta ritornando inevitalmente al ribasso.
Oltre a questo le infratrutture italiane sono pessime con una forte discrepanza tra le aziende proiettate in Europa, e le strutture pubbliche non in grado di seguirle.
Da redazione del Fatto Quotidiano 2/02/2012
Le cose stanno migliorando sui mercati: ieri Piazza Affari è salita del 2,76 per cento e lo spread è arrivato a 382 punti, ormai a distanza di sicurezza da quota 400. Il premier Mario Monti, in un’intervista al Tg5, è soddisfatto: “La tendenza è decrescente, siamo scesi di 200 punti rispetto a novembre”. Ma forse le cose stanno migliorando troppo tardi, i danni ormai sono fatti. Lo dimostra l’indagine sul credito condotta dalla Banca d’Italia con questionari cui rispondono gli otto principali gruppi bancari in Italia. La sintesi è questa: una volta le banche concedevano prestiti mutui se il cliente aveva i giusti requisiti di affidabilità. Oggi la variabile rilevante è se la banca può permettersi o meno di erogare il finanziamento, cioè se ha i soldi in tasca. La ragione è che se aumenta lo spread e, di conseguenza, i titoli di Stato nei bilanci delle banche si svalutano, queste fanno sempre più fatica a trovare denaro a prezzi accettabili sul mercato. Perché il costo di finanziamento di una banca è per forza superiore a quello dello Stato che, in caso di crac, dovrebbe salvarle. Se sale lo spread, quindi, sono guai. Torniamo all’indagine di Bankitalia. Nell’87,5 per cento dei casi nell’ultimo anno ci sono state variazioni nelle condizioni di credito. E fin qui nessuna sorpresa. Tra il 2009 e il 2011 la variabile “capacità della banca di finanziarsi sul m e rc a t o ” non era rilevante: da ottobre è diventata più
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Lehman Brothers, settembre 2008. E tra ottobre e gennaio, nella decisione di concedere mutui o linee di credito anche la “posizione di liquidità” della banca è diventata sempre più importante (per il 75 per cento). Certo, la domanda di credito si è ridotta (le banche lo riscontrano nel 50 per cento dei casi), ma la cosa interessante è che la situazione della banca è diventata più importante di quella del creditore nel decidere se prestare o no.
“CI STIAMO avvicinando pericolosamente a un punto di frizione fra banche e imprese”, scrive il sociologo Daniele Marini commentando una ricerca della Fondazione Nord Est che analizza la stretta creditizia in Veneto. Nella ricerca condotta da Gianluca Toschi, speculare a quella di Bankitalia perché basata sulle riposte date
dalle imprese, si scoprono due cose interessanti. Prima: le banche non hanno concesso meno prestiti, ma lo hanno fatto (nel 64 per cento dei casi) “a condizioni più gravose di quelle attuali”. E questi sono guai, visto che le aziende chiedono soldi soprattutto per esigenze di cassa. Secondo dato, questo incoraggiante: nel 2009, nel Nord Est, il 52 per cento delle imprese sondate i finanziamenti li chiedeva per investimenti. A fine 2011 il 61,5. Messaggio di politica economica: qualcuno pronto a investire per favorire la ripresa c’è, ma se le condizioni del credito restano proibitive a causa dello spread e dello stato di salute pessimo delle banche, la ripresa non arriverà mai. Perché il credito costa troppo.

Informazioni su piemontenews

aderente al ms5 Biella al comitato dell'Acqua pubblica

Pubblicato il febbraio 2, 2012, in attualità, Banche, Biella, casta, Cronaca, economia, news, Piemonte, politica, Uncategorized con tag , , , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. 1 Commento.

  1. icittadiniprimaditutto

    Reblogged this on i cittadini prima di tutto.

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