Archivio mensile:dicembre 2011

La direttiva Europea Mifid, Banche in difficoltà, prestito d’emergenza della Bce

La direttiva Europea Mifid, Banche in difficoltà, prestito d'emergenza della Bce.

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La direttiva Europea Mifid, Banche in difficoltà, prestito d’emergenza della Bce

Parti tratte dal Fatto Quotidiano.it Autore: Vittorio Malagutti.
Le Banche possono fare la fortuna o la sfortuna di un territorio o di più territori prestandoci i soldi per lavorare, o per comprare una casa, offrendoci servizi e strumenti a lo sviluppo delle visibilità delle aziende (tipo i servizi per gli e-commerce), vendendo
titoli di aziende intenzionate a svilupparsi e a sua volta sviluppare l’economia, o fondi che cmq hanno dei dei buoni rendimenti etc.
Ma a quanto pare in periodi di crisi pare facciano più che altro i loro interessi.
In realtà in questo periodo si trovano agli sportelli dei titoli l’impiegato ha un compito ben preciso: vendere i prodotti della casa.
Casi ecclatanti in Italia sono stati quelli di una decina di anni fa riguardo alla Parmalat e alla Cirio, quando gli istituti più esposti nei confronti dei due gruppi sull’orlo del crac girarono a migliaia di risparmiatori i bond targati Tanzi e Cragnotti.
Nel 2007 è arrivata la Mifid, la direttiva europea che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto rivoluzionare i rapporti tra i risparmiatori e gli intermediari finanziari. La legge fissa una serie di paletti normativi per ridurre al minimo i conflitti d’interesse. La banca è obbligata tra l’altro a segnalare e vendere solo i prodotti più adatti alle caratteristiche del cliente, individuate attraverso un apposito questionario.
Una delle tante normative Europee che però a causa delle scarso peso politico dell’Europa rispetto a quello economico finiscono in alcuni casi per essere applicate male o non applicate del tutto.
Perciò dipende più che altro dalle volontà dei rispettivi stati mettere in atto le norme delladirettiva.
Tutto risolto? La Mifid ha magicamente aperto un’era nuova nel mondo del risparmio?
Pare di no a causa che gli istituti hanno stipulato con le famiglie fondi d’investimento, ovviamente col marchio della casa. I fondi però spesso sono rivelati prodotti costosi in termini di commissioni e nella gran parte dei casi con rendimenti insoddisfacenti.
A partire dal 2009 e fino almeno alla metà del 2011 gli istituti hanno invece fatto affari d’oro piazzando alla clientela le loro obbligazioni. Questa categoria di titoli che nel 2008 era presente per un valore di 298 miliardi nel portafoglio delle famiglie italiane due anni dopo era arrivata a sfiorare i 370 miliardi. Peccato che le obbligazioni bancarie offrano quasi sempre un rendimento inferiore rispetto ai titoli di stato (Btp e Cct) di pari durata e perdipiù, in caso
di necessità, diventa molto difficile riuscire a liquidare l’investimento a un prezzo fissato in
modo trasparente. Infatti, gli scambi sul mercato sono quasi sempre molto ridotti e alla fine è la stessa banca a decidere quanto offrire all’investitore. Dalla metà del 2011 gli istituti di credito si sono trovati ad affrontare un problema in più. La crisi del debito sovrano e i dubbi sulla solidità del sistema finanziario globale hanno finito per bloccare i prestiti interbabcari.
Questo mancato prestito tra le banche ha portato all’esigenza di togliere dal mercato le obbligazioni bancarie dovuto all’impennata dei rendimenti dei titoli di stato.
Si spiega così la campagna pubblicitaria sui conti di deposito. Ma a quanto pare ancora non basta per risolvere il problema.
E così ieri (22 Dicembre, ndr) sono arrivati i prestiti d’emergenza della Banca centrale europea.

La beffa dei vitalizi

La beffa dei vitalizi.

La beffa dei vitalizi


Di Davide Bono

Oggi, ad un anno di distanza dall’ultima volta, il Consiglio regionale era nuovamente chiamato a pronunciarsi sul trattamento.
Vi ricordate come era finita lo scorso anno? Questa volta la Regione Piemonte si accoda pavidamente a quanto richiesto dal Governo Monti e a quanto fatto da altre Regioni italiane: tagliamo i vitalizi, un assegno mensile di 3.000 € dopo soli 5 anni di mandato, ma solo dalla prossima legislatura.
PD, Lega Nord e IDV che nei giorni scorsi avevano tuonato sui giornali per «eliminare i vitalizi da subito», votano no ai due emendamenti presentato dal MoVimento 5 Stelle che chiedevano prima l’eliminazione dei vitalizi retroattivamente, compreso quello di chi già lo percepisce (confortati da alcune sentenze delle Corti di Cassazione e Costituzionali che definisce il vitalizio un privilegio autodeterminatosi e non una pensione acquisita) e poi l’eliminazione, almeno a partire dai consiglieri oggi in carica.

Ma ovviamente nessuno intende votare contro un proprio benefit: mi piacerebbe sapere se i consiglieri della prossime legislature legifereranno per rinviare l’eliminazione dei vitalizi dalla legislatura successiva alla loro. Infine il Presidente del Consiglio regionale, Valerio Cattaneo, infila un articolo che sgancia le indennità dei Consiglieri regionali da quelle dei parlamentari (forse perché quelle dei parlamentari saranno ridotte?),
fissandole a 8.631,71 € lordi. Poi, con un piccolo comma, si inserisce l’indicizzazione delle indennità dei Consiglieri regionali all’indice di variazione dei prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati determinatosi nell’anno precedente, secondo le rilevazioni ISTAT.

Se si chiamano “prezzi al consumo per le famiglie di operai ed impiegati” forse è perché con 1.000 € al mese, l’aumento del 3% del prezzo del pane, del latte, delle verdure incide, e inciderà, notevolmente sulla loro capacità di arrivare a fine mese.

Vergognoso nel clima attuale del paese, pensare che i Consiglieri regionali che guadagnano da 8.000 a 12.000 € netti al mese abbiano bisogno di aumentarsi lo stipendio per l’aumento del costo del pane. O forse che le sontuose campagne elettorali e la compravendita del consenso risentono dell’aumento dei costi della vita più della pasta?
Video del capogruppo regionale

Pressioni dei paesi creditori dell”Italia(Germania e Francia) sulla manovra economica del governo Sviluppi battaglia contro le privatizzazioni

Pressioni dei paesi creditori dell''Italia(Germania e Francia) sulla manovra economica del governo Sviluppi battaglia contro le privatizzazioni.

Piemonte approvata legge Open Data

Piemonte approvata legge Open Data.

Sondaggio ms5 stelle Regione Piemonte VERSO L’AZZERAMENTO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE?

Sondaggio ms5 stelle Regione Piemonte VERSO L’AZZERAMENTO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE?.

Sondaggio ms5 stelle Regione Piemonte VERSO L’AZZERAMENTO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE?


Di Fabrizio Biolé

La struttura legislativa regionale che sostiene la cooperazione internazionale si suddivide in due testi base: la legge regionale 67 del 1995 e la legge regionale 50 del 1994.
La lunga storia dei progetti in materia della Regione Piemonte prende il via a metà degli anni 90 in Bosnia a seguito dell’intervento italiano nell’emergenza umanitaria causata dal conflitto militare che andava spegnendosi, che si è poi evoluto in programma a supporto della ricostituzione del sistema sociale ed economico della regione.
Si sono poi susseguiti alcuni progetti minori che facevano capo ad enti e associazioni del nostro territorio, fino ad arrivare alla definizione di una serie integrata di interventi finalizzati alla sicurezza alimentare principalmente localizzati in Africa, dal Niger al Senegal, a Capo Verde alla Costa d’Avorio. Gli àmbiti di intervento comprendono lo sviluppo rurale, lo sviluppo sanitario e quello economico.
La strategia primaria nella cooperazione internazionale della Regione Piemonte è costituita dalla cooperazione decentrata che consiste in una stretta collaborazione e scambio di informazioni tra soggetti pubblici e privati di una nazione e i propri corrispettivi in una nazione straniera.
Il Piemonte era fino a due anni fa tra le prime regioni italiane per l’entità di finanziamenti erogati:
– Progetti con 50 nazioni
– 150 progetti ogni anno
– Investimenti medi di circa 3 milioni di euro ogni anno nel periodo 1998-2010

Dall’insediamento dell’attuale Giunta abbiamo assistito ad un ridimensionamento dei capitoli riservati ai progetti di cooperazione internazionale ed è evidente che in una carenza generalizzata di risorse, anche questi debbano giocoforza subire dei tagli, che vanno comunque accompagnati da un’analisi dettagliata delle efficienza e dei progetti utili in termini di ritorno per il territorio interessato.
In questo modo si è passati, pochi mesi fa, dal milione e 850 mila euro del 2010 ai 700 mila euro del 2011 con un Assessorato però che, più che guardare al merito delle decine di progetti attuati nell’Africa sub-sahariana, propone continui sfoltimenti orizzontali, non tenendo conto del necessario cofinanziamento alle cospicue disponibilità europee e dello stato di avanzamento di taluni progetti pluriennali che con un calo di finanziamenti subiscono un brusco arresto, sancendo di fatto l’inutilità dei pregressi investimenti.
In questa strana fase di bilancio che non c’è, in cui non abbiamo (e non avremo) modo di vedere uno strutturato assestamento delle risorse per l’anno in corso, l’argomento della cooperazione internazionale sul bilancio previsionale 2012 è entrato già due volte in venti giorni nella discussione delle commissioni autunnali, con egual domanda dei gruppi di opposizione, così come egual risposta da parte dello scostante Assessore Massimo Giordano.
In sintesi ad inizio dicembre le tabelle riguardanti la cooperazione internazionale, dopo essere scese in un anno e mezzo di circa il 60 per cento del loro stanziamento, sono a zero; tutto dipenderà dalla quota parte del fondo indistinto che l’Assessore sarà capace di ottenere durante l’aspra “lotta” in Giunta; l’aggravante rispetto ad altri assessorati è che Giordano ritiene opportuno non esporre in commissione una propria ipotesi di cifra da allocare, ma continua semplicemente a enfatizzare con l’atteggiamento del pesce fuor d’acqua, la presenza di due documenti di indirizzo votati all’unanimità in Consiglio Regionale che impegnano la Giunta al rifinanziamento più consistente possibile del comparto in questione.
sondaggio VERSO L’AZZERAMENTO DELLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE?

Piemonte 50 registra + 78,5 % in più dell’intero 2010 (28 morti

Piemonte 50 registra + 78,5 % in più dell'intero 2010 (28 morti.

Piemonte Morti sul lavoro 50 registra + 78,5 % in più dell’intero 2010 (28 morti


Da redazione
I sondaggi sulle le morti sul lavoro nei luoghi di lavoro con contratti regolari davano una tendenza in calo dopodichè sono andate in controtendenza con un progressivo aumento dei casi.
Autore Carlo Soricelli dati :2009 2008. carlo.soricelli@gmail.com
OSSERVATORIO INDIPENDENTE DI BOLOGNA SULLE MORTI PER INFORTUNI SUL LAVORO

MORTI SUL LAVORO DALL’ 1 GENNAIO AL 25 DICEMBRE

2011
I MORTI SUL LAVORO DALL’INIZIO DELL’ANNO SONO COMPLESSIVAMENTE PIU’ DI 1100, DI CUI 659 SUI LUOGHI DI LAVORO (tutti documentati) + 10,94 % SULL’INTERO 2010 (594). NEL NUMERO COMPLESSIVO DELLE VITTIME CI SONO ANCHE I LAVORATORI MORTI SULLE STRADE, IN ITINERE E IN IN NERO. MA MOLTI ALTRI MORTI SUL LAVORO SFUGGONO A QUALSIASI MONITORAGGIO PER TANTISSIME RAGIONI
SIAMO TORNATI INDIETRO DI 5 ANNI PER NUMERO DI MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO:
IL GIORNO 12 DICEMBRE CON 640 MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO SONO STATI SUPERATI I MORTI DELL’INTERO 2008 ( 637). IL MESE SCORSO SONO STATI SUPERATI I MORTI SUI LUOGHI DI LAVORO DEGLI INTERI ANNI 2010 (594) e 2009 (555) .
Oltre il 15% di queste vittime monitorate dall’Osservatorio lavoravano in nero o erano già in pensione. Si arriva a contare più di 1100 morti (stima minima) se si aggiungono i lavoratori deceduti in itinere o sulle strade (sono lavoratori che utilizzano un mezzo di trasporto: agenti di commercio, autisti, camionisti, ecc.. e lavoratori che muoiono nel percorso casa-lavoro/lavoro-casa). La strada può essere considerata una parentesi che accomuna i lavoratori di tutti i settori e che risente più di tutti gli altri della fretta, della fatica, dei lunghi percorsi, dello stress e dei turni pesanti in orari in cui occorrerebbe dormire, tutti gli anni sono percentualmente dal 50 al 55% di tutti i morti sul lavoro. Purtroppo è impossibile sapere quanti sono i lavoratori pendolari sud-centro nord, centro nord-sud, soprattutto edili meridionali, che lavorano in nero o in grigio e che muoiono sulle strade percorrendo diverse centinaia di km nel tragitto casa-lavoro, lavoro-casa e queste vittime sfuggono anche alle nostre rilevazioni.
Situazione sul territorio

Qui sotto la situazione in ogni regione comparata con i morti sui luoghi di lavoro di tutto il 2010, col colore rosso sono evidenziate le regioni che hanno già eguagliato o superato i morti sui luoghi di lavoro dell’intero 2010:

Piemonte 50 registra + 78,5 % in più dell’intero 2010 (28 morti)

Liguria 15 morti come nell’intero 2010 (15 morti)

Val d’Aosta 3 morti come nell’intero 2010

Lombardia 77 morti -5,1 % sull’intero 2010 (81 morti)

Trentino Alto Adige 22 morti -31,2% sull’intero 2010 (32)

Friuli Venezia Giulia 13 morti +85% dell’intero 210 (7 morti)

Veneto, 47 morti registra – 11,3% sull’intero 2010 (53 morti)
Marche 18 morti + 28,5% rispetto al 2010 (14 morti)

Emilia Romagna 55 morti + 37,5% sull’intero 2010 (40 morti).

Toscana 41 morti +41,3% sull’intero 2010 (29 morti
Umbria 17 nel 2011, +142% rispetto al 2010 (7 morti)
Abruzzo 28 morti + 33,3% rispetto al 2010 (21 morti)

Lazio 44 morti +4,5 %sull’intero 2010 (42 morti)

Molise 6 morti + 100% rispetto all’intero 2010 (3 morti)

Campania 41 morti -14,5% sull’intero 2010 (48)

Puglia 39 morti -13,3 % rispetto all’intero 2010 (45 morti)

Calabria 22 +18,1% rispetto all’intero 2010 (18 morti)
Basilicata 5 morti come nell’intero 2010 ( 5 morti)

Sicilia 42 morti lo stesso numero di morti del 2010 (42 morti).

Sardegna 24 morti come sull’intero 2010
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Link Utili
un lieve miglioramento sull’intero 2010

revisioni Meteo: utili se lavori sulle strade, nei cantieri e sui campi, o sei in

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